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Focus servizi: erba sintetica made in Italy

Ricerca, innovazione e qualità sono le caratteristiche che, in 30 anni di attività, hanno reso Italgreen fornitore ufficiale manto sintetico della FIP. Parla il ceo Daniele Gilardi

Era il 1983 e l’Europa non aveva ancora sentito parlare di erba sintetica, mentre negli States la tecnologia prendeva piede e veniva utilizzata per il tennis. L’idea di Maurizio Gilardi di importare per primo questi tappeti in Italia, e dunque nel vecchio Continente, ha rappresentato il coronamento di una storia aziendale che basa il suo backgrond nella costruzione di impianti sportivi.

Così, nel 1983 a Villa D’Adda, in provincia di Bergamo, nasce Italgreen dove ancora oggi viene “tessuto” il tappeto in erba sintetica made in Italy. “Ai tempi esistevano solo aziende americane in questo settore e tutto il know how è arrivato da lì”, racconta Daniele Gilardi, figlio del titolare nonché ceo dell’azienda. “Negli Anni ‘80 tutta la comunicazione avveniva via telefono: ha dato vita a dei telai artigianali con cui, dopo tre anni, è riuscito a mettere a punto il primo prodotto idoneo allo sport”.

Daniele Gilardi, ceo di Italgreen

L’avventura di Italgreen inizia a Roma con il tennis prima e il calcetto poi. Per lanciare il prodotto, nel 1983 è stato organizzato un derby AS Roma vs SS Lazio come evento dimostrativo al Pala Eur e il successo è stato immediato. “Come ogni innovazione, all’inizio non è stato semplice, soprattutto a livello culturale”, continua Daniele. “Poi però, dimostrando di essere un prodotto che non ha bisogno di manutenzione e con la scoperta della sua versatilità anche per l’indoor, l’erba sintetica ha sortito un immediato “effetto wow”, almeno nel mondo del pallone”.

Lo scatto tecnologico agli inizi del 2000 quando da un materiale più simile alla moquette, si è passati a un manto in grado di emulare l’erba naturale cui si sono aggiunti sabbia e gomma per simulare la terra. Dal 2000 l’azienda vanta la certificazione ISO 9001, improntata sulla customer satisfaction, che permette di recepire le esigenze del cliente e proporre soluzioni ad hoc arrivando anche a progettare e realizzare del primo campo da calcio in erba sintetica per una squadra di serie A.

I campi blu

“Al padel, Italgreen arriva nel 2019 quando è esploso in Italia”, dice il ceo. “In realtà, avendo una filiale in Spagna, commercializzavamo già dei campi lì, ma è solo due anni fa che abbiamo cominciato a cavalcare l’onda”. La nuova sede di Via Crusnigo di Villa D’Adda si estende su 12.000 mq comprendenti un polo produttivo, uffici, laboratori di ricerca e macchinari all’avanguardia per una capacità produttiva, organizzativa e strategica unica. “Ci stavamo già ampliando prima del covid, ma sicuramente il padel ha dato un grande scossone e abbiamo aumentato di 10 unità il nostro organico solo per questo settore. Ci avvaliamo poi di una serie di collaboratori esterni. Abbiamo creato una realtà a se stante che si occupa di questo settore che richiede un lavoro a sé con tanto di ufficio ricerca”.

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Le competizioni

Italgreen è oggi fornitore ufficiale erba sintetica della FIP (International Padel Federation) ed è presente in tutti i tornei ed eventi organizzati nel mondo. “Ci piace sempre supportare ed essere supportati dalle Federazioni. Avendo già lavorato con la FIGC, il contatto con la FIP è arrivato in modo spontaneo. Parliamo di uno sport nuovissimo che sta vivendo un momento incredibile di grandissima espansione e per noi è importante fare parte di questo movimento. In questo senso, vogliamo offrire il miglior servizio: dalla pavimentazione in erba artificiale all’intera struttura”.

Quello dell’azienda bergamasca è un fatturato annuo (basato sul rapporto 2021) di circa 35/40 milioni di euro, di cui un terzo è rappresentando proprio dal segmento del padel. “Per ora vendiamo solo in Italia, ma avendo appurato che il nostro prodotto funziona, siamo pronti per il mercato internazionale. Abbiamo sempre pensato alla sostenibilità da quando siamo nati perché siamo consapevoli di dare vita a un’erba sintetica per il padel che ha una vita media di cinque anni (salgono a 10 per i campi da calcio). In attivo abbiamo anche dei progetti con il Politecnico di Torino per studiare i processi produttivi e capirne l’impatto ambientale sia dell’head quarter che delle filiali in giro per l’Italia oltre alle due sedi di Spagna e Brasile. Una produzione che rimane in Italia e che rappresenta sinonimo di qualità riconosciuto in tutto il mondo”.

di Sara Canali