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L'editoriale del Direttore / Beata gioventù

Come le persone, anche gli sport hanno in qualche modo un’età e un loro percorso di crescita che li porta a evolversi con il tempo. Se dovessimo considerare strettamente l’anno di nascita riconosciuto del padel (il 1962, quando il messicano Enrique Corcuera involontariamente ne gettò le basi), potremmo forse pensare che sia in qualche modo avviato verso una parziale maturità. Certo, non sono i circa 150 anni del tennis moderno o del calcio, ma 60 anni non sono comunque pochi per una disciplina sportiva. Tuttavia, pensando alla prima vera reale diffusione del padel, soprattutto in Spagna e Argentina prima e in altri mercati poi, dovremmo più correttamente attribuirgli un’età a cavallo tra fanciullezza, adolescenza e gioventù. Ne abbiamo avuto conferma da alcune analisi e approfondimenti, oltre che da esperienze dirette vissute nelle scorse settimane. Una ricca selezione di tutto ciò è confluita in questo terzo e assai ricco numero di Padelbiz, che chiude le uscite 2022 e vi dà appuntamento al 2023, quando assumerà una periodicità quasi mensile (9 i numeri previsti).

Prendiamo per esempio in esame l’argomento dati di mercato. Fondamentale per comprendere correttamente contorni, dinamiche e prospettive di un settore. Possiamo dire che c’è talvolta una certa confusione a riguardo, nonché statistiche contrastanti. Ha in parte sorpreso, per esempio, lo studio di Banca Ifis sul padel reso noto a inizio novembre, secondo il quale il giro d’affari complessivo dell’intero settore sarebbe stato di 554 milioni di euro nel 2021, mentre dovrebbe sfiorare i 700 milioni alla fine di quest’anno tra ricavi derivanti dal noleggio dei campi, investimenti per la costruzione per nuovi impianti sportivi e vendita di prodotti, in particolare racchette: sarebbero poco meno di 180.000 quelle vendute nel 2019, 310.000 nel 2020, più di 700.000 nel 2021 e 880.000 a consuntivo 2022.

Sono proprio i numeri relativi a quest’ultima voce a essere messi in discussione da alcuni importanti player del mercato, i quali hanno rivelato in esclusiva a Padelbiz come dati e stime in loro possesso parlino di cifre quasi da dimezzare. Una puntualizzazione degna di nota, sulla quale non mancheremo di tornare con approfondimenti, analisi e inchieste a partire dal prossimo numero. Veniamo poi al tema fiere. Tra l’esperimento poco riuscito del Padel Expo di Stoccolma (come constatato di persona dai nostri inviati), c’è attesa per verificare il bilancio dell’area padel a ISPO di Monaco (28-30 novembre). Ma soprattutto per il Padel Trend Expo di Milano (13-15 gennaio), che dopo spostamenti di date e location pare aver imboccato la strada giusta. Non a caso anche noi saremo media partner di questo atteso evento. Anche se rimane da capire la validità della formula e quale sarà l’adesione dei marchi (a oggi alcuni big paiono ancora incerti sulla partecipazione). Mentre secondo i rumors sarebbe annullata l’edizione romana di Padel Expo prevista per il 20-22 gennaio. Vedremo se le comunicazioni ufficiali confermeranno o smentiranno.

Concludiamo parlando dei circuiti internazionali e degli atleti. Prosegue la disputa tra WPT e Premier Padel, anche se gli ultimi sviluppi paiono riportare un po’ più di serenità e pare ci sia la ricerca di un punto di incontro tra le due realtà, nell’interesse dell’intero settore e dei giocatori. A proposito di questi ultimi. Abbiamo avuto l’opportunità di incontrare e intervistare di persona e in esclusiva nel giro di pochi giorni due “numeri uno” mondiali, entrambi spagnoli: Juan Lebrón e Ariana Sánchez. Trovate nelle prossime pagine tutti i contenuti a riguardo. Oltre a colpirmi molto come persone per vari e anche differenti motivi, c’è una cosa apparentemente secondaria che mi ha sorpreso parlando con loro. Nessuno dei due parla di fatto l’inglese. Circostanza che sarebbe quanto meno improbabile e insolita per dei numeri uno in altri sport.

Da questo fatto, oltre che da tutto quello di cui abbiamo parlato in precedenza, nasce una considerazione forse tanto ingenua quanto non scontata e corretta: ossia che senz’altro è necessario e doveroso che il settore padel si strutturi meglio sotto vari punti di vista per consolidare e idealmente anche accrescere la propria visibilità. Ma è altresì vero che una parte del suo contagioso fascino alberghi proprio in questa sua assenza di troppe sovrastrutture, nelle poche “barriere all’ingresso”, nella sua estrema socialità, nel suo essere più scanzonato e “easy” di altri sport. Nel suo rivelarsi, mi spingo a dire, talvolta ancora quasi più gioco che uno sport. In fase di crescita, certo, ma ancora in un’età scanzonata, sincera, spontanea, senza troppe preoccupazioni e rigidità (se non quelle di alcune racchette). Ecco perché, pur in un doveroso e inevitabile percorso verso l’età matura, sarebbe comunque bello che non perdesse mai la contagiosa, benefica, corroborante energia di una… beata gioventù.

Benedetto Sironi

benedetto.sironi@sport-press.it