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Raccontare la padel mania

Tra il microfono di Sky Sport e la penna, Gianluigi Bagnulo è uno dei principali narratori di questo sport in Italia. Insieme al collega Dario Massara,
ha scritto un libro per approfondire un mondo ancora in parte inesplorato

Un contenitore unico in cui raccogliere storie, personaggi e curiosità su uno sport ancora da conoscere a fondo. Padel Mania (Cairo Editore, 272 pp.) nasce con l’obiettivo di mettere ordine in un movimento cresciuto in maniera dirompente negli ultimi anni. Nell’idea di Dario Massara e Gianluigi Bagnulo, autori del libro e commentatori per Sky Sport, questo libro è il culmine di un percorso che stanno vivendo a loro modo da protagonisti. Ne abbiamo parlato con Gianluigi Bagnulo durante la giornata conclusiva del Padel Trend Expo, durante la quale ci ha raccontato della sua passione per questo sport e di come l’ha portata prima in telecronaca e poi sulle pagine del suo libro. “L’idea iniziale è stata di Dario”, racconta parlando della genesi di Padel Mania. “Era nata questa opportunità con Cairo Editore e lui mi ha coinvolto. Onestamente non vedevo l’ora di scriverlo e di dare un altro piccolo contributo a questo sport. Avevamo alle spalle anni di telecronache. Eravamo decisamente preparati”.


Gianluigi Bagnulo

IO, IL PADEL E GLI ALTRI

La storia personale di Bagnulo con il padel non è recente come quella di molti suoi colleghi o di tanti impallinati degli ultimi anni. “Conobbi il padel nel 2015, perché volevo continuare a fare dell’attività fisica dopo aver smesso con il calcetto. Me lo consigliò Alessandro Lupi (anche lui giornalista per Sky Sport), che già giocava a Roma, dove il movimento era più avanti rispetto a Milano”. Non ci sorprendiamo, insomma, quando aggiunge che a quei tempi il padel era ancora un oggetto misterioso. “Giocavo sempre con le stesse quattro o cinque persone. Dopo un po’ mi ero annoiato, perché ormai conoscevo il loro stile di gioco. Avevo voglia di confrontarmi con avversari nuovi. Proprio nel momento in cui stavo per mollare, il padel è esploso e sono arrivati tutti gli altri”.

UNA PARTENZA COL BOSS

Si dice che non si dovrebbe giudicare un libro dalla copertina. Forse neanche dalla prefazione. Ma se a scriverla è stato Fernando Belasteguin, le cose possono cambiare. L’argentino ha firmato le due pagine introduttive di Padel Mania, quasi a porre il suo sigillo di nume tutelare della disciplina. “È stato un grande regalo di Bela. E voglio precisare che è stata scritta di suo pugno, cosa che non è affatto scontata. Lo abbiamo incontrato a Roma e ci ha dato subito la sua disponibilità, perché ogni cosa che può contribuire allo sviluppo del padel per lui è un valore aggiunto. Secondo me, in quella prefazione è riassunta tutta la grandezza del personaggio”.

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Fernando Belasteguin

I RITRATTI DEI GIOCATORI

All’interno del libro, oltre a spiegazioni tecnico-tattiche e alle origini della disciplina, una sezione è dedicata ai ritratti dei 25 giocatori più forti al mondo e dei 15 migliori italiani. Bagnulo non ha molti dubbi su quale sia stata la storia più bella e affascinante da scrivere. “Quella di Martin Di Nenno. È un ragazzo che umanamente mi piace tantissimo. Quando ho commentato il mio primo Master Final, nel 2020, ha avuto i crampi nel momento decisivo del terzo set dei quarti di finale. Nonostante questo, ha continuato a giocare e ha vinto quella partita. Ho voluto cominciare proprio da lui e, nonostante la casa editrice ci avesse detto di dedicare due pagine a ciascuna storia, per Di Nenno ho voluto carta bianca. Mi è piaciuto molto scrivere anche di Paquito Navarro, che è il mio giocatore preferito. Tra le donne, sono molto affezionato a Gemma Triay. Un altro racconto molto divertente è stato quello della ‘doctora’ Marta Ortega”.

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Paquito Navarro

Per ciascun ritratto, i due autori hanno deciso di contattare quasi tutti i giocatori. “Per altri abbiamo fatto delle ricerche più approfondite, cercando testimonianze da persone a loro vicine. Scrivere oggi un libro sul padel vuol dire anche questo: si può andare da un atleta e chiedergli di raccontare la propria storia per farne una narrazione”.

Alcune di queste possono rivelarsi anche di grande ispirazione. “L’altro giorno, qui in fiera, una ragazza mi ha fermato sotto al palco della presentazione, dicendomi che, leggendo la storia di Di Nenno, aveva trovato la forza per reagire a un infortunio simile e per tornare a giocare a padel. È la cosa più bella che mi possano dire”. Storie come queste spiegano anche perché il libro sia partito con grande slancio, tanto da portare subito a una prima ristampa. “Finora le presentazioni sono state una quindicina, e abbiamo ricevuto altrettante richieste. La bellezza di questi eventi è scoprire quanta passione per questo sport ci sia in ogni angolo d’Italia. Più è piccola la realtà, inoltre, più è grande il coinvolgimento di tutta la comunità”.

Da sinistra: Gustavo Spector, Dario Massara, Gianluigi Bagnulo e Alessandro Lupi

UN MONDO NUOVO

La strada che ha portato a Padel Mania è fatta anche di tante telecronache. Bagnulo, entrato a Sky Sport nella redazione calcistica, è stato coinvolto nel padel per un motivo molto semplice: oltre ad Alessandro Lupi, era l’unico tra i suoi colleghi che giocava e aveva dimestichezza con le regole. “Conoscevo un po’ l’ambiente e qualche giocatore, per cui avevo delle basi. Abbiamo passato un anno e mezzo a spiegare in telecronaca le regole del gioco: cosa succede se la pallina tocca il vetro, se rimbalza prima a terra e poi sulla grata… Dopodiché ci siamo resi conto che la gente era sempre più preparata”.

Secondo Bagnulo, la crescita di competenze da parte del pubblico è andata in parallelo con quella delle cronache e del prodotto offerto ai telespettatori. “È una grande famiglia che, da zero, ha costruito mattone dopo mattone una comunità unita e senza invidie tra chi la popola. Tutti sono felici se qualcuno contribuisce allo sviluppo di questo sport con i propri progetti”. Per le telecronache, Sky Sport ha potuto modellare un proprio linguaggio, essendo dei veri e propri pionieri. “Avevamo a disposizione un foglio bianco su cui scrivere”. Ma non senza solidi riferimenti. “Ho voluto rispettare la cultura italiana della telecronaca del tennis, quindi lo stare in silenzio durante il punto a differenza di quanto avviene in Spagna. Noi italiani siamo abituati ad apprezzare il suono della racchetta sulla palla e del vetro e ad ascoltare le voci dei giocatori in campo”.

Juan Lebron e Alejandro Galan

Ci sono anche delle inevitabili eccezioni. “Alcuni scambi meritano un racconto, un tono e un’emotività diverse, che portino le persone da casa ad alzarsi in piedi. A volte è bello fare anche un po’ di cinema”. La mossa vincente di Sky in cabina di commento, però, è stata anche un’altra. “Abbiamo uno spazio aperto con gli spettatori su Instagram. Possono rivolgerci le loro domande attraverso i Direct. Ho pensato che potesse essere interessante portare le persone con noi in telecronaca, per capire di cosa avessero bisogno. Vogliono sapere le regole? Le storie dei giocatori? Siccome era tutto nuovo, abbiamo deciso di aprire il microfono e coinvolgere la gente”.

Telecronaca dopo telecronaca, torneo dopo torneo, il legame tra utenti e giornalisti si è fatto sempre più saldo. “Inizialmente le domande erano abbastanza semplici, poi sono diventate sempre più specifiche”. Fino a raggiungere livelli impronosticabili. “Ora siamo all’assurdo. Ci arrivano delle considerazioni a cui non sappiamo neanche come rispondere (ride, ndr)”. Se non è mania questa.

di Daniele Pansardi