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Il circolo di Paderno Dugnano (Milano) è un punto di riferimento per tutti i giocatori lombardi e al contempo promuove un modello gestionale di livello internazionale.
Ne abbiamo parlato con il club manager Simone Di Stefano

 – di Andrea Farano –

Si racconta di un pullman di giocatori inglesi giunti in Italia per una clinic che, dopo aver lungamente girato alla ricerca di una struttura che potesse ospitarli, sia infine giunto – con stupore e soddisfazione – nell’unico circolo capace di contenerli tutti, alle porte di Milano. Si dice che a tutti i padelisti meneghini si illuminino gli occhi quando l’un l’altro si confidano di aver giocato in questo club, come se idealmente ne indossassero sempre la divisa. Playtomic lo cita tra i “best case” europei come esempio virtuoso di management, tanto da dedicargli un convegno nel corso dell’ultimo Padel Trend Expo. Stiamo parlando del Country Sport Village di Paderno Dugnano, per tutti solo e semplicemente “il Country”: circolo capace di intercettare, tra i primi, lo sviluppo di questo sport, ma anche di interpretarne al meglio potenzialità e peculiarità, concependo una propria personalissima via al padel.

L’intervista
Simone Di Stefano, club manager

“Vogliamo che i giocatori del Country si sentano a casa”

Quando è nato il club? Qual è il percorso che vi ha condotto sin qui?
Questo luogo nacque già negli Anni ’80 come circolo tennis di proprietà comunale, la cui gestione nel 2015 venne affidata in concessione alla società Bordocampo di Giampietro Novara, che oggi si occupa di diverse realtà sportive oltre al Country, quali il centro Easy Village di Origgio, il Play Sport Village di Busto Garolfo, e indirettamente cura anche lo Sporting Giada di Solaro. Il Tennis Club di Paderno venne via via riconvertito soprattutto al calcetto, considerata anche la storia personale di Giampietro (ex giocatore professionista in società lombarde) e al beach volley. L’evoluzione successiva comincia nel 2017 con la scommessa della trasformazione di un campo polivalente nei primi tre campi da padel. Da lì il successo è stato tale che quasi subito siamo partiti con il progetto dell’Arena.

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Nel biennio successivo siamo passati da tre a 18 campi. Il Country Sport Village viene spesso definito come il “Club dei Record”. Diamo un po’ di numeri. In questo momento siamo la struttura che può vantare il maggior numero di campi al coperto in Italia: parliamo di 18 campi indoor (di cui 15 doppi e tre singoli) suddivisi in un’arena da sette campi, una doppia campata da otto campi e una singola da tre. A questi si aggiungono cinque campi da beach volley, un campo da calcio a 5 e uno a 7 su una superficie complessiva di 16.000 metri quadri. Le coperture delle campate diverse dall’Arena sono in legno lamellare e sono le medesime strutture che già servivano i campi da calcetto. Bordocampo si è sempre contraddistinta per scelte improntate alla qualità e ciò ci ha consentito di riconvertire gli spazi originari, particolarmente ampi, sfruttando le costruzioni già esistenti.

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Da sinistra: Fabio Flamigni, Simone Di Stefano, Pierina Novara

Qual è il vostro approccio gestionale al club e come si è evoluto nel tempo?
Noi intendiamo il club come un centro di aggregazione in cui è fondamentale che i giocatori percepiscano il senso diffuso di far parte di una vera e propria comunità. In questo ci ha indiscutibilmente aiutato il fatto di poter contare inizialmente sul bacino di utenza ereditato dal circolo tennis e su questa base si è innescato un circolo virtuoso. La grande risposta di pubblico che scopriva il padel (che anche per noi rappresentava un mondo di fatto nuovo e inesplorato) ha contribuito al processo di crescita e sviluppo della nostra gestione, in una sorta di interscambio costruttivo tra sportivi amatoriali e gestori appassionati.

Nella nostra storia a un certo punto ci siamo trovati di fronte al bivio se restare un centro polisportivo o diventare un club sostanzialmente “monosport”. Una volta optato per il padel come fulcro dell’attività, abbiamo deciso di offrire il più elevato numero di campi possibile e la miglior qualità a livello esperienziale, ritenendo che questa sia l’unica soluzione per continuare a essere premiati quando domanda e offerta di strutture si pareggeranno.. Poter disporre di molti campi ci permetterà un domani di perseguire al meglio la nostra f ilosofia gestionale, quando la semplice affittanza lascerà sempre più spazio allo sviluppo del movimento padel. Non ci interessano più di tanto i numeri legati all’occupazione oraria, ma piuttosto mettere il giocatore al centro del nostro mondo tramite iniziative sempre più numerose e dedicate

Tornei a Natale, Halloween, Sant’Ambrogio: ogni ricorrenza è un ottimo pretesto per organizzare una sfida tra decine di persone; ma ci sono anche eventi fissi come il Good Morning Padel, il Mercoledì da Leoni, il Rodeo del venerdì. Come nascono queste iniziative e che gradimento stanno riscontrando?
Offriamo un panorama ricchissimo in cui ogni torneo ha un approccio organizzativo diverso ed è pensato per specifiche fasce di utenza, in base sia all’età dei giocatori sia al loro livello, così da garantire esperienze competitive a chiunque. È una scelta che si è rivelata vincente, perché la risposta del pubblico è sempre altissima. È chiaro che, nell’immediato, affittare semplicemente i campi potrebbe apparire al gestore come una scelta più comoda e redditizia. L’impegno gestionale si azzera e in determinate fasce orarie i campi si occupano da soli.

“Il torneo però permette un maggior coinvolgimento dei giocatori, favorisce lo scambio di contatti, incrementa la voglia di crescere tecnicamente e di misurarsi nuovamente in formule agonistiche. Nel lungo termine, a mio avviso, rappresenta un volano per massimizzare le entrate”

Bar, ristorante-pizzeria, pro shop: i servizi complementari al gioco hanno un peso specifico sempre più determinante nell’economia di un club e costituiscono un fattore di scelta per l’utenza: qual è la vostra esperienza?
Sicuramente il servizio di bar/ristorazione costituisce un plus che si riverbera sull’aspetto sportivo, mentre ammetto che il nostro attuale corner dedicato all’attrezzatura necessita di un maggiore sviluppo (e ci stiamo attivando). Poter offrire un luogo di ritrovo ben organizzato si sposa alla perfezione con una delle peculiarità di questo sport, perché favorisce l’incontro tra giocatori sconosciuti e ci permette di coinvolgerli al meglio nel cosiddetto “terzo tempo”. A livello di introiti diretti, non posso dire che la ristorazione costituisca di per sé un elemento di così rilevante guadagno, anche perché i costi di gestione di cucina e personale sono decisamente elevati. Allo stesso tempo, però, il riflesso di questa proposta ricade sull’occupazione dei campi, soprattutto nelle fasce diurne, e l’investimento si traduce in un innegabile ritorno economico.

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Chi sono i vostri principali partner e sponsor?
Il main sponsor del circolo è Cupra, a cui è intitolata l’Arena nell’ambito di uno dei primi progetti di naming rights siglati in un contesto sportivo amatoriale. C’è poi lo studio legale Facchinetti di Milano e recentemente abbiamo sancito anche il legame con la ditta Exposerramenti di Tarquinio che opera nel settore degli infissi. A questi si aggiungono altre piccole realtà commerciali a caratura locale che hanno sfruttato il rilevante passaggio di pubblico legato ai numeri del padel. Come partner tecnico, è impossibile non citare Playtomic per il supporto a livello gestionale – una scelta pressoché obbligata – mentre i rapporti con gli installatori sono stati decisamente più articolati. La Cupra Arena, con struttura in alluminio, è stata montata dalla società spagnola Ocatent; i primi campi sono stati posati da Padel Galis, mentre oggi ci affidiamo a un artigiano locale che realizza le strutture su un disegno originale ideato da Giampietro Novara. Infine, i manti sono stati forniti in parte da Italgreen e soprattutto da Mondo.

Il circolo appare al pubblico come una macchina perfetta: quante persone ci lavorano? Quanto aiuta la tecnologia e in cosa è ancora indispensabile l’apporto umano?
Bordocampo occupa diverse persone dislocate nei vari centri in gestione. Al Country lavoriamo in 17, comprese le maestranze della ristorazione. La tecnologia è fondamentale per far arrivare qui il cliente: dalla prenotazione del campo, alla gestione delle affittanze, alla vetrina con cui promuoviamo tornei e iniziative speciali, Playtomic e social media sono parti di un meccanismo di cui oggi è inevitabile servirsi. Per noi però è altrettanto necessario rapportarsi umanamente con lo sportivo, per favorire quel processo di fidelizzazione in cui alla fine il giocatore si sente a casa. Idealmente è come se cercassimo di chiamare tutti per nome, perché qui da noi nessuno è semplicemente un numero.

Che tipo di clientela avete? Qual è la percentuale di donne giocatrici? Che cosa avete pensato per attrarre bambini e radicare questo sport nelle nuove generazioni?
Abbiamo iniziato con un’utenza costituita al 99% da uomini di età compresa tra i 25 e i 50 anni. Oggi le percentuali sono radicalmente mutate perché le giocatrici donne sono tantissime (nell’ordine del 25%) e continuano a crescere.

“Il pubblico di bambini era pari a zero solo due anni fa, mentre nel 2022 la scuola padel ha registrato 70 iscrizioni tra gli 8 e i 16 anni. Facendo un lavoro capillare sul territorio, puntiamo a triplicare le presenze giovanili nel prossimo biennio. In fin dei conti questo è uno sport divertentissimo e adatto all’infanzia: ricordo di bambini che stavano anni sui campi da tennis senza mai tirar fuori un sorriso. Oggi li vedo uscire dai nostri campi sempre entusiasti”.

Da un punto di vista sportivo quali sono le ambizioni? Avete un team agonistico? Di chi si compone la vostra squadra tecnica?
Oggi non c’è ancora una squadra agonistica. Con l’arrivo del nostro nuovo direttore tecnico, Fernando Aldao, giocatore galiziano che vanta presenze nel circuito WPT ed esperienze di coaching di assoluto rilievo, stiamo però cercando sia di formare diversi team per cimentarci nelle competizioni sotto l’egida FITP (con cui collaboriamo), sia di sviluppare una vera e propria Accademy. Oltre a Fernando, il Country ospita già dieci docenti, di cui quattro di provenienza spagnola e due maestre nazionali.

Lo sport e le istituzioni: un aiuto o un ostacolo allo sviluppo?
Non direi proprio che sia stato un ostacolo. Nel momento del bisogno, abbiamo lavorato insieme alle istituzioni locali in progetti ad alto valore sociale, come la Fiera dello Sport o un torneo di beneficenza per l’ospedale di Monza patrocinato dal comune di Paderno Dugnano. Nelle attività che contano, abbiamo prontamente trovato la politica locale al nostro fianco.

Country Sport Village: un best case europeo alle porte di Milano 1

Azioniamo la sfera di cristallo: come vedi il Country tra 10 anni? Quali i prossimi obiettivi?
Innanzitutto nel breve posso annunciare la realizzazione di altri sei campi in una seconda arena. Abbiamo probabilmente esaurito tutto lo spazio disponibile o riconvertibile, ma con complessivi 24 campi indoor non possiamo certo lamentarci. Nei prossimi dieci anni, puntiamo tantissimo alla Scuola di Avviamento Padel. Oggi la mancanza di maestri di effettiva esperienza rappresenta un freno allo sviluppo di questo sport, perché non basta un corso per fregiarsi del titolo di docente e per saper trasmettere realmente questa disciplina.

Coach adeguati garantiranno alle nuove leve di ridurre anche il gap tecnico con i coetanei spagnoli che a sei anni già impugnano la pala. Come accennavo prima, il nostro grande obiettivo è quello di creare un’Academy in cui il metodo di allenamento di impostazione spagnola (codificato e condiviso da tutti i componenti dello staff tecnico) rappresenti la chiave per la crescita di ogni giocatore, che sia principiante o agonista. Ogni maestro, a fine lezione, compilerà un form digitale registrando i progressi dell’allievo e ancor prima inserirà nella scheda i suoi obiettivi, così da concepire un vero programma di apprendimento tarato sulle singole esigenze di ognuno.

E come immagini lo sviluppo futuro di questo sport?
La risposta non è semplice perché non abbiamo un’effettiva banca dati storica da cui partire. Il periodo pandemico ha falsato un po’ i numeri, perché pur registrando elevate presenze il gestore non sapeva se attribuirle alla mancanza di alternative sportive o ad altri fattori contingenti. Nel 2022 la risposta non è comunque calata e, anche se il trend di crescita non è più verticale come un tempo, la fame di padel non si è arrestata. Continuo a vedere giocatori che prenotano una media di tre o quatro partite a settimana e secondo me il prossimo triennio vedrà una diffusione ancor più capillare di questo gioco.

IN BREVE
18 campi da padel indoor (15 doppi e 3 singoli)
5 campi da beach volley
1 campo da calcio a 5 e a 7

SERVIZI
Club house
Bar
Ristorante-pizzeria
Pro Shop
Spogliatoi
Palestra per riscaldamento
Parcheggio

PARTNER
Cupra, studio legale Facchinetti, Exposerramenti di Tarquinio, Playtomic, Mondo