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Nell’ultimo weekend di tornei, tra Italia e Argentina i grandi protagonisti della scena sono stati i teenager.

In uno scenario internazionale che spesso è cristallizzato attorno a pochi nomi capaci di monopolizzare quasi tutte le fasi finali dei tornei, La Rioja Open ha svelato al mondo la prossima coppia di star della disciplina.

L’Open 1000 del World Padel Tour è stato vinto da Arturo Coello (un classe 2002 che però è già a pieno titolo tra i big) e Agustin Tapia, ma i titoli principali sono stati tutti per i nuovi Superpibes: Valentino Libaak e Leandro Augsburger. Tino e Leo. Nati rispettivamente nel 2005 e nel 2004, che dal Sudamerica si sono trasferiti in Spagna per allenarsi nella nuova Nox Academy a Barcellona, sotto la guida dell’allenatore di Agustin Tapia, Pablo Crosetti.

In due, insomma, non arrivano a 35 anni, ma nella loro terra natia hanno già dimostrato di valere molto di più della loro carta d’identità. Sfruttando la wild card concessa dagli organizzatori (strumento spesso discutibile, ma che può regalare storie notevoli), Libaak e Augsburger si sono fatti strada lungo un tabellone che li vedeva come potenziali mine vaganti, ma non di questa portata.

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Nel primo turno si sono sbarazzati Agustin Gomez (anni 39) e Martin Diaz (anni 48) con un doppio 6-4, mentre negli ottavi hanno realizzato il vero capolavoro della settimana: battere Paquito Navarro e Juan Tello. Una coppia ancora alla ricerca di solidità tecniche e tattiche, con i dubbi sull’adattabilità di Paquito a destra, ma pur sempre con le credenziali per reclamare un posto fisso tra le prime otto del mondo.

I due argentini, invece, hanno sorpreso Navarro e Tello con un padel elettrico: veloce, senza freni, con pochi compromessi e molto aggressivo, che sembra venire direttamente dal futuro. La vittoria è stata autorevole anche nel punteggio: un 6-4 7-5 che racconta anche di un certo sangue freddo nello sfruttare le occasioni a disposizione e chiudere senza indugi.

Sulle ali dell’entusiasmo e con un pubblico che li aveva ormai adottati, Libaak e Augsburger si sono poi presi gli scalpi di Maxi Sanchez e Lucas Campagnolo (testa di serie n.7) nei quarti di finale e di Miguel Lamperti e Juan Cruz Belluati nelle semifinali, diventando la prima wild card a raggiungere la finale di un torneo del World Padel Tour.

La finale, tuttavia, è stata al di sotto delle aspettative che i due teenager avevano creato nel corso della settimana. Coello e Tapia si sono rivelati di un livello ancora inarrivabile per i nuovi Superpibes, che hanno ceduto in soli 42 minuti con 6-1 6-0. Anche se la luce si è spenta sul più bello, il futuro è dalla loro parte.

Talento italiano

Dall’altra parte del mondo, a Roma, la tappa inaugurale dello Slam by Mini 2023 è stato il palcoscenico della rivelazione di Flavio Abbate. Classe 2004, il siracusano ha vinto insieme a Marcelo Capitani (anni 47) il torneo giocato nel corso di Pix Padel X-Perience, la fiera tenutasi nella Capitale.

Il campione italiano under 18 e l’italo-argentino hanno vinto cinque partite in tre giorni: dal 7-6 nel terzo set all’esordio contro Gallo-Broccatelli, a quelle contro Salandro-Di Bene, Brusa-Luengo e Sinicropi-Graziotti, fino al 6-3 6-3 contro Cristian Calneggia e German Tamame (n. 1 e n. 27 del ranking nazionale) che li ha portati al trionfo.

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Flavio Abbate e Marcelo Capitani (credits Adelchi Fioriti/FITP)

Abbate, che si presentava a Roma come n.13 della seconda fascia nel ranking nazionale FITP, è diventato così il più giovane ad aver mai conquistato una tappa del circuito Slam Padel by Mini. “Non ho parole per descrivere le mie emozioni. E pensare che il mio obiettivo era semplicemente quello di giocare il tabellone principale”, ha dichiarato Abbate.

“Oggi sono felicissimo perché i miei sacrifici stanno dando i frutti; devo ringraziare il mio compagno Marcelo Capitani, ci sentiamo un po’ come Fernando Belasteguin e Arturo Coello, dove lui difende ed io cerco di chiudere il punto”. I punti di forza di Abbate, del resto, sono proprio i colpi sopra la testa, dove può far valere la sua altezza e la sua esplosività. Per lui è solo l’inizio: c’è da scommettere che ne sentiremo ancora parlare.