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L’avvio di un centro sportivo comporta la scelta della tipologia di società gestoria:
analizziamo le principali caratteristiche del sodalizio sportivo dilettantistico

 – a cura di Andrea Farano, avvocato in Milano –

Chiunque voglia lanciarsi nell’apertura di un complesso sportivo deve essere consapevole che dalla scelta della forma giuridica dell’organismo societario cui affidarne la gestione può dipendere la miglior riuscita dell’iniziativa, e finanche le proprie sorti imprenditoriali. Di fronte, quindi, alle molteplici tipologie di compagine che il nostro ordinamento mette a disposizione dell’operatore, occorre preventivamente analizzare con scrupolo quale sia la formulazione più vantaggiosa, a seconda dei parametri giuridici, economici e fiscali che meglio si adattano al caso specifico. Di seguito vediamo le principali caratteristiche delle due modalità maggiormente adottate nel settore: l’Associazione Sportiva Dilettantistica (ASD) e la Società Sportiva Dilettantistica (SSD).

Le caratteristiche comuni di ASD e SSD

Premesso che tanto le ASD quanto le SSD sono organizzazioni di più persone che scelgono di associarsi con lo scopo di realizzare un interesse comune – ovvero la gestione di un’attività sportiva e la sua promozione sul territorio – a queste è riservata esclusivamente la pratica dello sport in forma dilettantistica, mentre l’esercizio della disciplina in forma professionale può essere svolta solo per il tramite di vere e proprie società di capitali, quali le Società Per Azioni (SPA) o le Società a Responsabilità Limitata (SRL).

Entrambe le organizzazioni dilettantistiche non hanno scopo di lucro e, quindi, alla fine di ogni esercizio non possono deliberare né attuare alcuna distribuzione di utili in favore dei soci. Pur dovendo rispettare anch’esse precisi obblighi normativi al momento della costituzione e durante tutta la loro vita, godono di uno speciale regime fiscale di favore, previo il loro riconoscimento da parte del CONI o l’affiliazione a un organismo da questo riconosciuto, come un Ente di Promozione Sportiva, il DSA (Discipline Sportive Associate) o l’FSN (Federazioni Sportive Nazionali).

Elementi distintivi di ASD e SSD

Le due citate associazioni differiscono sostanzialmente per alcuni parametri fondamentali, relativi al rischio d’impresa, all’autonomia patrimoniale e alla forma di amministrazione. La Società Sportiva Dilettantistica (SSD) è una società di capitali – oppure una cooperativa – provvista della cosiddetta “personalità giuridica perfetta“, in quanto il patrimonio dell’ente è completamente distinto e separato da quello dei soci, i quali rispondono dei debiti contratti dalla società soltanto nei limiti dei conferimenti sottoscritti, e mai con il proprio patrimonio personale.

Viceversa, l’Associazione Sportiva Dilettantistica (ASD) è una compagine di tipo propriamente associativo, priva di autonomia patrimoniale, in cui quindi sussiste la piena responsabilità di coloro che agiscono in nome e per conto dell’Associazione, rispetto alle obbligazioni da questa assunte e/o a suo carico. Si può ipotizzare, ad esempio, che in caso di richiesta di risarcimento danni il presidente della ASD e/o i consiglieri possano eventualmente essere chiamati a farvi fronte (in via solidale con l’ente), attingendo direttamente ai loro averi. Tale evenienza viene viceversa esclusa nell’ambito di una SSD, dove la responsabilità dei soci corrisponde esclusivamente al capitale conferito nella Società.

Ulteriore elemento distintivo afferisce al modello di gestione: in una SSD l’amministrazione è conforme ai principi di organizzazione e partecipazione capitalistica, mentre nella ASD la gestione è quella tipica di un’organizzazione a partecipazione democratica. Questa differenza si riverbera sulla titolarità del soggetto giuridico, ovvero sulla sua proprietà. La ASD è di tutti gli associati in eguale misura, a prescindere dal valore della quota versata; in assemblea il voto è pertanto “capitario”, cioè uno a persona e di pari peso. La SSD, invece, è di proprietà dei soci che ne possiedono le quote sociali, ciascuno a seconda del capitale sottoscritto, e il voto assembleare di ciascun socio “pesa” in base al capitale posseduto.

Qual è la soluzione migliore?

La risposta corretta è… dipende. Impossibile – o, quanto meno, superficiale – fornire un responso aprioristico, senza conoscere e valutare l’estensione del centro sportivo, la mole di tesserati e frequentatori e i dettagli dall’attività che intende svolgere. In sintesi si può sostenere che una piccola realtà, basata magari dalla passione di pochi soci, con strutture contenute, potrebbe trarre giovamento dalle semplificazioni e dai minori costi di gestione offerti dalla disciplina della ASD.

Se si pensa, invece, a un grande club, concepito per un vasto pubblico e con un elevato numero di campi, la SSD appare la forma di gestione maggiormente consona a una simile realtà, anche in funzione degli ingenti investimenti che sicuramente richiede e, dunque, dei maggiori rischi collegati in termini di responsabilità e autonomia patrimoniale. È in ogni caso fondamentale, qualora si voglia intraprendere un percorso imprenditoriale, affidarsi preventivamente a consulenti e professionisti esperti in materia societaria, giuridica e fiscale, che potranno consigliare le scelte migliori previa valutazione dei requisiti dimensionali, strutturali e finanziari dell’iniziativa.