In questo articolo si parla di:
L'editoriale del Direttore / Padel(r)evolution

Ormai possiamo dirlo con motivata certezza: dal 2020 a oggi il padel si è definitivamente affermato come lo sport con la maggior crescita di sempre nel minor periodo di tempo. Tre anni che lo hanno trasformato da attività semi-sconosciuta in quasi tutti i Paesi del mondo (eccezion fatta, ovviamente, per Spagna e Argentina) a disciplina amata, praticata e seguita da un numero crescente di persone, con un indotto di oltre 2 miliardi di euro e 40 mila campi secondo i dati del Global Padel Report (che approfondiamo nelle prossime pagine, numeri che appaiono perfino un po’ sottostimati rispetto alle nostre analisi, che ne censiscono almeno 10 mila in più).

Facendo un ulteriore passo indietro nel tempo: nel 2000 si contavano 1,5 milioni di praticanti (700 mila in Spagna, 500 mila in Argentina e 300 mila sparsi in altri Paesi), si vendevano 300 mila racchette all’anno, i marchi si contavano sulle dita di una mano e il padelista tipo era prevalentemente uomo e sopra i 40 anni. A distanza di poco più di 20 anni, lo scenario è completamente mutato: più di 4 milioni di racchette vendute all’anno, 50 mila campi in costante crescita (potrebbero superare i 100 mila nel 2026), distribuiti in quasi 15 mila club, oltre 10 milioni di giocatori “regolari” stimati. Ormai quasi equamente distribuiti tra uomini (55%) e donne (45%), con un’età media che gradualmente inizia ad abbassarsi (a oggi è stimata in 35 anni).

Ai mercati “maturi” rispetto ai due prima citati si è aggiunta la Svezia (perfino con un’eccessiva saturazione del proprio mercato, fenomeno che abbiamo analizzato sullo scorso numero di Padelbiz), mentre l’Italia è diventata grande protagonista e ancora in piena fase di boom, seguita a distanza variabile dagli altri Paesi europei ed extra. In molti casi – va detto – solo all’inizio di un possibile e auspicabile processo di strutturazione del proprio mermercato. Un trend che potrebbe essere favorito anche dalla crescente mediaticità del padel.

Da questo punto di vista, il 2023 rimarrà comunque un’annata fondamentale nella storia di questo sport: dopo una lunga trattativa preceduta da due anni di dispute e controversie (anche legali) senza dubbio negative per tutto il settore, ecco arrivare sotto il gran caldo agostano la clamorosa (ma attesa) notizia: Qatar Sports Investments (proprietaria del Premier Padel) ha trovato l’accordo con il gruppo Damm (proprietario del World Padel Tour) per l’acquisizione del circuito, di forte derivazione spagnola. Nel 2024 esisterà quindi un solo grande circus mondiale denominato Premier Padel, sotto l’egida della Federazione Internazionale presieduta da Luigi Carraro, con un solo ranking e un calendario certamente meglio congegnato per tutti, giocatori in primis (si parla di circa 20 tappe previste).

Certo, parliamoci chiaro: non sono tutte rose e fiori, così come permangono anche dubbi e incognite. Se pensiamo a un mercato decisivo per ogni sport come gli USA, dobbiamo ammettere che qui il padel non ha ancora attecchito, a differenza del pickleball. Stesso “andamento lento” in nazioni strategiche come Germania e Inghilterra (un po’ meglio la Francia). Venendo poi agli “affari” di casa nostra, da segnalare un deciso rallentamento nelle vendite, anche a causa di un’eccessiva quantità di prodotti immessi sul mercato nell’ultimo biennio.

Un tema che emerge anche dall’analisi finale della nostra tanto apprezzata inchiesta “Carica dei 101”. Ma se dobbiamo mettere sulla bilancia motivi di preoccupazione o fattori confortanti, il peso pende nettamente per i secondi. Insomma, sarebbe esaltante e suggestivo, ma forse eccessivo, parlare di una “Padel Revolution” a tutto tondo. Basta comunque togliere una lettera… per poter affermare che siamo nel pieno di un’esaltante “Padel Evolution”. Entusiasti e onorati, peraltro, di esserne parte attiva e integrante.


Benedetto Sironi
benedetto.sironi@sport-press.it