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sport k2 perugia

La storia di Sport K2 di Perugia ricalca quella di tanti negozi di lunga data che sono stati capaci di reinventarsi per stare al passo con i tempi. Anche lo store di Elisabetta Stivalini, infatti, è approdato al padel, introdotto nel 2017, ben prima della fama che avrebbe conosciuto pochi anni dopo in Italia. E, come tanti altri negozi, ha cavalcato quest’onda almeno fino al 2022, quando ha poi risentito della frenata generale e dell’assestamento del mercato, stracolmo di merce proveniente dagli esuberi esteri e nazionali.

Ciononostante, la prospettiva resta ottimista: un potenziale così ampio merita che venga esplorato in maniera approfondita, senza lasciarsi abbattere dalle oscillazioni di settore. Di questo abbiamo parlato proprio con Elisabetta Stivalini.

Quando è stato aperto il negozio e quali discipline sono presenti?
Il nostro è un vecchio negozio “storico” aperto da mio padre nel 1968. Da sempre, oltre al tennis, c’è stata una specializzazione nello sci alpino e, anche se con minore profondità, anche nelle arti marziali, nel nuoto, nel running e nella palestra. Da sempre avete prodotti legati agli sport di racchetta, a partire dal tennis.

Quando avete deciso di introdurre il padel e perché?
Il padel è entrato nel nostro catalogo nel 2017, a seguito dell’apertura del primo campo della zona (oggi tutt’ora in funzione), fortemente voluto dal gestore del circolo dove già si poteva praticare tennis. Servendo il club proprio per questa disciplina, è venuto spontaneo seguire anche il padel di cui quasi nessuno all’epoca aveva ancora sentito parlare.

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In cosa si differenzia il padelista che entra nello store rispetto agli altri appassionati?
L’appassionato di padel è in genere molto informato perché segue i blog di settore e ha una conoscenza soprattutto teorica – o per “sentito dire” – dell’attrezzo. Il tennista o lo sciatore si affidano molto di più al nostro consiglio, sono meno attenti alle mode e all’attrattiva dell’ultima uscita.

Quando entrano in un negozio che offre anche prodotti di questa disciplina, i clienti che non giocano a padel sono incuriositi e tendono a provarlo?
In genere il padelista proviene da altri sport, che possono essere il calcio, la palestra o il nuoto. A volte anche dal tennis, ma meno di quello che si potrebbe pensare. Raramente un tennista smette di giocare per passare esclusivamente al padel, molto più spesso alterna le due attività.

Nel 2021 il padel è esploso nella maggior parte d’Italia. Per voi come si è tradotto?
Sicuramente, almeno all’inizio, c’è stato un boom di vendite impressionante. Mai, in quasi quaranta anni, avevo visto un incremento tale di vendite legate a un solo sport. In seguito questa escalation si è placata, purtroppo.

Che andamento ha assunto questo sport negli ultimi tempi, invece?
La tendenza va per il consolidamento dei giocatori, che dunque prima o poi vorranno cambiare attrezzatura, o si procede piuttosto verso un rallentamento generale? Non si assiste più a un aumento delle vendite da almeno due anni. Il 2021 ha appunto registrato una crescita esponenziale, nel 2022 la frenata è stata abbastanza decisa ma nell’insieme il comparto padel ha tenuto, finché nel 2023 c’è stato un decremento soprattutto nella vendita racchette, mentre le scarpe sono rimaste stabili.

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Qual è il vostro rapporto con il territorio di Perugia?
C’è ancora margine di crescita, sia in termini di campi che di appassionati? Non credo che possano esserci margini di crescita, mi sembra un mercato saturo per quanto riguarda gli acquisti e anche per il numero di appassionati adulti. L’unico comparto che potrebbe, ma uso il condizionale, presentare un aumento è quello dei bambini. Le scuole sono poche e non sono tantissimi i più piccoli che si cimentano in questa disciplina sportiva. Molto differente è la situazione per il tennis, dove “l’effetto Sinner” è importantissimo.

Che progetti avete per il futuro?
La nostra intenzione è continuare a investire in questo sport, sperando che il mercato globalizzato non rovini completamente il settore. Dall’estero (ovvero dalla Spagna) sono arrivate una quantità impressionante di pale a prezzi stracciati a causa di un mercato interno quasi impazzito, che ha prodotto molti più pezzi di quanto fosse in grado di assorbire. Questo surplus si è riversato nel nostro comparto, provocando sia un crollo dei prezzi sia un’offerta non calibrata sull’utente. Ossia: se arrivano racchette a metà prezzo io, utente medio, tendo ad acquistarle, anche se non sono adatte alle mie caratteristiche. La conseguenza finale è l’acquisto di un attrezzo sovradimensionato che non mi aiuta e, anzi, spesso mi complica la vita padelistica.