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L’editoriale del Direttore / Il fattore social

Possiamo forse dire che il padel sia lo sport “social” e digital per eccellenza? Siamo convinti di sì e ne abbiamo prove abbastanza convincenti. Innanzitutto, vale la pena ricordare che la sua grande crescita in Italia e non solo, cominciata nel 2020, è stata favorita anche da app come Playtomic e dalle chat in cui migliaia di giocatori possono connettersi fra di loro e organizzare partite, tornei ed eventi di qualsiasi genere. Come hanno capito anche gli stessi centri, alcuni dei quali infatti utilizzano in modo sempre più accurato e raffinato questi strumenti, per esempio tramite “chatbot” (in pratica risposte automatizzate, indispensabili quando i numeri iniziano a superare certe soglie critiche da gestire manualmente).

Altri indizi? Il fatto che proprio sui social network il padel sia sempre più presente in particolare da quattro anni a questa parte, con tantissimi contenuti di vario genere. Una miriade di video su YouTube e Instagram con tutorial, analisi tecniche, consigli, recensioni di prodotti e ovviamente spezzoni di match, punti e colpi spettacolari. Oltre ovviamente agli highlights delle partite o anche lunghe dirette, fruibili sia sui canali tv tradizionali ma spesso anche sul web. Il tutto per un pubblico sempre più interessato e numeroso, con filmati che spesso diventano virali. Ne abbiamo avuto prova diretta anche sul nostro canale Instagram, dove un video recentemente postato e tratto da uno spezzone di match tra Lebrón-Galán e Stupa-Di Nenno durante la Reserve Cup di Miami a inizio febbraio ha superato in pochi giorni il milione di visualizzazioni.

Serve altro? Parliamo degli stessi giocatori. Sono i primi che hanno capito quanto sia importante la loro presenza e costanza sui social per fidelizzare il pubblico, oltre che farlo crescere. La maggior parte dei top player (ma spesso anche molti altri atleti di fascia inferiore) curano con attenzione i propri social postando non solo performance sportive, ma svariati momenti della vita quotidiana. Certo, direte voi, lo fanno ormai tutti gli sportivi di un certo livello. Vero, ma dobbiamo dire che nel padel c’è spesso un presidio maggiore e più continuo rispetto ad altri sport. Non a caso abbiamo scelto per questo numero una copertina emblematica da questo punto di vista: un bel selfie di Delfi Brea e Bea González scattato dopo aver appena vinto la finale del Milano Premier Padel 2023 e ovviamente subito postato sui relativi profili.

Del resto il senso di community è proprio una delle caratteristiche che sta contribuendo alla continua crescita del padel. Qui arriviamo a considerare un’altra sfumatura della parola “social”, quella più letterale. La socialità che questo sport ha fatto (ri)scoprire nel periodo del Covid è stato un potentissimo acceleratore che ne ha decretato il successo. Una tendenza che si è poi stabilizzata con il ritorno alla normalità, ma che non ha smesso di caratterizzare questa attività. Se ci pensate è davvero raro, se non impossibile, che – esclusi tornei o impegni agonistici – ci si metta a giocare per diletto tra sconosciuti a tennis, calcio o molte altre discipine. Nel padel è all’ordine del giorno cercare partite aperte, conoscendo altri giocatori in un circuito che si autoalimenta e cresce di continuo.

In generale chiunque giochi con una certa continuità ha avuto riprova di quanto la propria rete di conoscenze e contatti sia lievitata proprio grazie al padel. Comprese nuove amicizie e relazioni… di vario genere (specie magari per chi predilige i misti). E se più indizi fanno una prova, potremmo dire che il caso è risolto. E la tesi di partenza è confermata senza tema di smentita: il padel è lo sport “social” (in ogni sua sfumatura) per eccellenza.


Benedetto Sironi
benedetto.sironi@mag-net.it