copertura campi padel titolo edilizio

Anche in questo numero volgiamo la nostra attenzione alla produzione giurisprudenziale dei Tribunali Amministrativi Regionali, proseguendo nella rassegna panoramica dei principi giuridici in base ai quali le sentenze emanate affrontano e risolvono i contenziosi quotidianamente scaturiti dall’attività di edificazione di campi padel e strutture accessorie al gioco.

Nel farlo, non ci stanchiamo mai di ripetere che ogni pronuncia è tuttavia emessa con riferimento a casistiche locali dai presupposti specifici, e quindi è bene rifuggire dal pensiero semplicistico dell’automatica applicazione di qualsiasi ordinanza a fattispecie giocoforza differenti. Allo stesso tempo, però, si può – anzi, si deve – guardare con scrupolo agli indirizzi interpretativi che si stanno via via consolidando a livello nazionale, in quanto concorrono a formare una prima visione sistematica delle prescrizioni legali applicabili al settore.

L’antefatto e la difesa della società sportiva

La vicenda trae avvio dall’esecuzione, all’interno di un centro sportivo sito nel Comune di Fasano (BR), di interventi edilizi ritenuti eccedenti rispetto alle opere originariamente progettate e assentite dagli Uffici competenti (e, quindi, tacciate di abusivismo), nonché della realizzazione della copertura di tre campi da padel, in assenza di titolo edilizio. Rilevata la difformità delle strutture e la carenza del documento abilitativo, il Settore Urbanistica del Comune emanava un provvedimento con cui ordinava la demolizione delle opere abusive, e il conseguente ripristino dello stato dei luoghi in conformità a quanto in precedenza autorizzato.

È proprio l’ordinanza di demolizione a essere impugnata, dinanzi al competente Tribunale amministrativo, dalla società sportiva proprietaria del centro sanzionato. Come nota a margine, si registra la costituzione in causa – come sovente accade in questi casi – di un nutrito gruppo di terzi residenti in prossimità della struttura, per sostenere le ragioni del Comune (e, per l’effetto, la conferma del provvedimento contestato), e a difesa dei propri interessi di vicinato.

La ricorrente società ha sostenuto in causa la legittimità del proprio operato sulla scorta di una duplice serie di motivazioni, riassumibili con la pretesa esimente della parziale difformità solo volumetrica degli interventi, e con la riconducibilità di altre opere al regime dell’attività di “libera edilizia”, vale a dire per cui non necessita alcuna autorizzazione.

Con specifico riferimento alla copertura dei campi padel, questa sarebbe infatti opera rientrante nel campo applicativo dell’art. 6, comma 1, lettera e bis del DPR n. 380/2011: in altre parole, si tratterebbe di costruzione precaria ad uso transitorio e, quindi, non occorrerebbe il preventivo rilascio del titolo edilizio altrimenti prescritto.

La decisione del TAR

Il Tar pugliese, sezione di Lecce, nel dirimere la controversia sottopostagli ha respinto le tesi della ricorrente, per l’effetto confermando l’ordinanza di demolizione oggetto di impugnativa. Con la sentenza n. 1286 del 20 novembre 2023 il Tribunale ha infatti considerato ampiamente condivisibile la posizione assunta dal Comune di Fasano, sancendo innanzitutto il carattere abusivo degli interventi realizzati, per mancanza dell’obbligatorio permesso di costruire (se del caso “in variante”).

Riservando in questa sede maggiore attenzione alla questione relativa alla struttura edificata a copertura dei campi padel, si noti come il Collegio abbia ritenuto doveroso richiamare preliminarmente la giurisprudenza formatasi appunto in tema di opera edilizia che possa definirsi “precaria”.

Il riferimento è a quanto più volte espresso dal Consiglio di Stato, laddove ha precisato che “La precarietà dell’opera, che esonera dall’obbligo del possesso del permesso di costruire, ai sensi dell’art. 3, comma 1, lettera e.5, D.P.R. n. 380 del 2001, postula infatti un uso specifico e temporalmente delimitato del bene e non ammette che lo stesso possa essere finalizzato al soddisfacimento di esigenze (non eccezionali e contingenti, ma) permanenti nel tempo”.

“Non possono, infatti, essere considerati manufatti destinati a soddisfare esigenze meramente temporanee quelli destinati a un’utilizzazione perdurante nel tempo, di talché l’alterazione del territorio non può essere considerata temporanea, precaria o irrilevante” (in tal senso: Cons. Stato, 3 giugno 2014, n. 2842; Cons. Stato, 4 settembre 2015, n. 411).

Ciò reca con sé la conclusione che “la natura precaria di un manufatto non può essere desunta dalla temporaneità della destinazione soggettivamente data all’opera dal costruttore, ma deve ricollegarsi all’intrinseca destinazione materiale di essa a un uso realmente precario e temporaneo, per fini specifici, contingenti e limitati nel tempo, non essendo sufficiente che si tratti eventualmente di un manufatto smontabile e/o non infisso al suolo”. (così Cons. Stato, 12 dicembre 2022, n. 10847).

L’applicazione al caso concreto

Per valutare l’applicabilità al caso di specie dei sopra richiamati principi interpretativi in tema di edilizia libera, il Collegio giudicante ha quindi esaminato non solo le caratteristiche intrinseche del manufatto contestato, ma anche e soprattutto le peculiarità del gioco del padel che si sarebbe dovuto esercitare sotto la volta edificata senza aver previamente ottenuto il permesso abilitativo.

E allora, il Tribunale nel decidere ha valorizzato la natura duratura e/o permanente di tale attività sportiva – o, per meglio dire, della relativa impiantistica – escludendone il preteso carattere di precarietà indipendentemente dalla valutazione se la copertura costruita si possa montare o smontare in maniera più o meno agevole.

Le espressioni verbali adottate dal giudice appaiono chiare e di agile lettura, e meritano di essere integralmente riportate anche per l’eco registrata sulle riviste di settore: “Nel caso in esame le coperture di cui trattasi non possono certamente qualificarsi come opere precarie ad uso transitorio per l’evidente rilievo che le stesse, in considerazione della loro funzionalizzazione a soddisfare esigenze stabili – campi da padel – sono state realizzate non già per un uso per fini temporanei e contingenti bensì per un utilizzo destinato a protrarsi nel tempo”.

Detto, in conclusione, che in questa vicenda non sono note le caratteristiche tecniche della copertura da demolirsi, ad avviso di chi scrive il TAR ha espresso un principio altamente condivisibile, che con ogni probabilità verrà richiamato da altre sentenze e in altre fattispecie similari: è bene tenerlo in considerazione, qualora si decida di progettare una copertura per campi originariamente edificati outdoor.