In questo articolo si parla di:
Padel Legal: lo standard di sicurezza nei centri sportivi

La questione della “sicurezza” nei centri sportivi è una tematica di grande rilievo, a cui spesso si presta attenzione solo in occasione di accadimenti di carattere infortunistico, che possono incidere sensibilmente sulla vita di un club sino a comprometterne l’intero esercizio. Viceversa, il gestore del circolo deve – o dovrebbe – essere consapevole che la preventiva disamina dell’argomento, e il puntuale rispetto delle prescrizioni di legge, è non solo attività obbligatoria e imprescindibile, ma anche elemento cardine di un’oculata visione imprenditoriale.

Sulla scorta di questa riflessione ospitiamo il pregevole contributo dello studio legale Briola & Partners, che ha maturato grande esperienza in materia, anche con riferimento all’impiantistica sportiva. La prima parte dell’elaborato vedrà il proprio naturale completamento sul prossimo numero di Padelbiz, in cui terminerà la disamina dell’argomento.

di Andrea Farano

Bozza automatica 1047


Il padel nell’epoca d’oro: tra sviluppo e sicurezza

Negli ultimi anni il padel ha vissuto un’ascesa dirompente, divenendo uno degli sport più popolari e praticati in Italia. Proprio il nostro Paese si posiziona al secondo posto a livello mondiale per il numero di strutture dedicate a questo sport. Questa espansione non riguarda solo gli appassionati e le strutture sportive, ma anche il segmento professionale, segnando l’Italia come uno dei leader nel mondo del padel.

L’epoca d’oro dello sport, tuttavia, porta con sé – insieme all’aumento della popolarità – anche nuove responsabilità, soprattutto in termini di sicurezza. Infatti, in un contesto di così rapida evoluzione, diventa essenziale per i centri sportivi adeguarsi alle nuove normative sulla sicurezza. In quest’ottica, le strutture devono rispondere non solo alla crescente domanda di spazi, ma anche garantire a pubblico e dipendenti ambienti sicuri e conformi alle disposizioni vigenti.

Questo impegno rafforza il legame tra sport, sicurezza e responsabilità sociale, sottolineando l’importanza di un approccio consapevole e attento alla gestione degli impianti sportivi.

Riforma dello sport: la mappatura dei rischi

Un primo tassello fondamentale in materia è dato dal D.lgs. 81/2008. Il titolare dell’impianto, in qualità di datore di lavoro, è chiamato ad assolvere una serie di adempimenti richiesti dal Testo Unico in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Tra questi si annoverano i doveri inderogabili del datore: la predisposizione del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) e la designazione del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione. A questi si aggiungono una serie ulteriore di obblighi, come l’elaborazione del Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenti (DUVRI), la nomina del Medico Competente, la formazione in materia di sicurezza, la nomina degli addetti al primo soccorso e l’istituzione del registro infortuni per monitorare e gestire eventuali incidenti.

Tale percorso di adeguamento dovrà necessariamente passare da un’attenta mappatura dei soggetti coinvolti a vario titolo nella vita del centro sportivo, con la disamina dei relativi rischi associati ai rispettivi ruoli e mansioni. In particolare, si possono distinguere tre diverse categorie di soggetti: i “lavoratori sportivi”, gli “appaltatori” e gli “altri soggetti non lavoratori”. Recentemente, proprio grazie alla Riforma dello Sport guidata dai decreti legislativi n. 36/2021 e n. 120/2023, sono state introdotte modifiche sostanziali nell’ambito della sicurezza nei centri sportivi, definendo con precisione la figura del lavoratore sportivo e i relativi requisiti di sicurezza applicabili

La qualifica di lavoratore sportivo

Ai sensi del D.lgs. 36/2021, ricadono nella qualifica di lavoratore sportivo le seguenti figure: atleta, allenatore istruttore, direttore tecnico, direttore sportivo, preparatore atletico e direttore di gara che esercita l’attività sportiva a titolo oneroso, sia nel settore professionistico che dilettantistico.

Questa ampia classificazione costituisce il perno su cui si fonda il perimetro di applicazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro. A partire dal 1º luglio 2023, infatti, chiunque venga classificato come “lavoratore sportivo” – e svolga attività retribuite nel settore – sarà considerato lavoratore subordinato ai sensi del D.lgs. 81/2008. Tale disposizione garantisce pertanto ai lavoratori sportivi le stesse tutele in materia di salute e sicurezza sul lavoro applicate ai lavoratori subordinati comunemente intesi: in quanto tali, i lavoratori sportivi sono pertanto destinatari dei presidi di sicurezza previsti nel DVR.

Per i lavoratori sportivi che non rientrano nella definizione di “lavoratore subordinato”, invece, si presume un rapporto di lavoro autonomo nella forma della collaborazione coordinata e continuativa. In questo caso, non si applicano gli obblighi di formazione e sorveglianza sanitaria previsti dal D.lgs. 81/2008, ma vengono adottate misure di sicurezza adatte alla forma di impiego. In particolare, i lavoratori sportivi non qualificabili come subordinati (come ad esempio i soggetti in appalto, imprese di pulizie, manutentori idraulici del campo di gioco e/o dell’area verde, nonché i fornitori di servizi di bar e/o ristorazione), possono invece rientrare nel Documento Unico di Valutazione dei Rischi da Interferenza (DUVRI).

Trattasi di un documento complementare al DVR, che si concentra sulla gestione dei rischi interferenziali che possono emergere quando diverse attività o professionisti condividono lo stesso spazio, come sovente accade, per l’appunto, nei centri sportivi. Infine, particolare importanza rivestono gli altri soggetti non lavoratori che hanno a che fare con i centri sportivi, come spettatori, clienti e soci della struttura.

Questi ultimi non rientrano nelle previsioni del DVR, né del DUVRI, ma richiedono comunque una prudente considerazione nella gestione dei rischi, con espresso riferimento alle disposizioni in tema antincendio e pubblica sicurezza.

Interventi e sanzioni

Gli interventi normativi qui accennati comportano dunque un cambiamento significativo nell’ambito della sicurezza dei centri sportivi, con l’obiettivo di garantire standard di sicurezza adeguati e uniformi per tutto il settore. Per i gestori di impianti sportivi, simili novità richiederanno necessariamente un aggiornamento delle politiche gestionali e delle procedure interne, al fine di assicurare la conformità alle nuove normative (e, quindi, la regolarità dell’impianto medesimo).

Ciò anche in ragione delle sanzioni previste in caso di violazione delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro, le quali possono arrivare, nei casi più gravi, sino all’arresto o ammenda (nei confronti del datore di lavoro, dei dirigenti e dei lavoratori autonomi), alla sospensione dell’attività d’impresa, alla temporanea cessazione dell’attività o al divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione.