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L’editoriale del Direttore / Padel 4 stagioni

No, non si tratta di un fotomontaggio o di una foto creata dall’intelligenza artificiale, come qualcuno potrebbe aver pensato. La nostra immagine di copertina è decisamente reale. Già, perché ora a padel si gioca pure… sulla neve. Precisamente, in questo caso, quella di Prato Nevoso, rinomata località in provincia di Cuneo, dove il 23 e 24 marzo scorsi è andato in scena il primo torneo “in alta quota” grazie all’iniziativa Winter Head Padel 2000 mt. La cornice erano per l’appunto le piste da sci totalmente innevate, alle pendici del Monte Mondolé, nella suggestiva area dello Chalet Il Rosso. Con ospiti d’eccezione, tra esponenti del mondo del calcio, giornalisti e altri personaggi. Sullo sfondo anche un progetto sociale e benefico legato al torneo che ha previsto un assegno in beneficenza per la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro all’Istituto di Candiolo. Ovviamente è stata un’iniziativa insolita e unica, difficilmente emulabile. Ma ci piaceva raccontarla (troverete l’articolo dedicato nelle prossime pagine) e ci offre peraltro un perfetto assist “concettuale” a supporto della tesi di cui al titolo di questo editoriale.

Se ci pensiamo bene, infatti, molti altri sport hanno, per così dire, una propria stagionalità. Nel senso che vengono praticati maggiormente in determinati periodi dell’anno. Con più o meno brevi pause e interruzioni. Il padel, invece, proponendo una decisa vocazione indoor (come ribadiamo nella nostra consueta e quanto mai ricca rubrica di Dati&Statistiche), è ormai praticato 365 giorni l’anno con grande continuità e assiduità da un gran numero di giocatori. I quali sempre più cercano di non rinunciarvi anche durante i loro viaggi (di piacere e pure di lavoro) rendendolo di fatto parte integrante della propria routine.

A proposito di praticanti: molto interessanti le analisi dei dati che vi proponiamo nelle prossime pagine. E che riguardano sia il mercato italiano che quello globale. Nel nostro paese le stime ci dicono che è stabile (per ora) a 750 mila circa il numero di coloro che giocano almeno una volta a settimana. Sale a 1,3/1,5 milioni se si considera anche chi lo fa più sporadicamente. A livello mondiale si stimano attualmente tra i 22 e i 25 milioni di padelisti. Il 60/65% in Europa, mentre il 25/30% in America. Poco presenti per ora Asia, Africa e Oceania. Interessanti anche le proiezioni dei prossimi due anni, con una crescita prevista del 22% del mercato e un totale di 85.000 campi (oggi sono circa 57 mila). Tutto porta a pensare che si possa nel medio termine superare i 50 milioni di praticanti e i 100 milioni nell’arco di 10 anni, soprattutto se alcuni mercati ora molto acerbi dovessero partire nel giusto modo (leggi alla voce USA e Cina). Ma anche in aree già ben più avviate non mancano certo ulteriori opportunità. Italia compresa, se si pensa che in Spagna si stimano oltre 5 milioni di praticanti “assidui”.

Questo dovrebbe in qualche modo rincuorare coloro che stanno perdendo un po’ di entusiasmo rispetto alla fase iniziale di forte crescita. Parliamo anche dei punti vendita specializzati, protagonisti della seconda puntata della nostra attesissima inchiesta “La Carica dei 101”. Dalla quale emerge come il settore padel a livello distributivo sia per certi versi ancora poco maturo e soggetto a tante variabili, alcune delle quali finiscono per ricadere in maniera negativa proprio sui negozianti. Molti sottolineano un parallelismo con il tennis di diversi anni fa, in cui c’era un grande divario tra prezzi di listino e quelli d’acquisto. Una situazione dovuta anche all’eccessiva quantità di prodotto messa in circolo, che porta alla comprensibile ma controproducente tentazione talvolta di “svendere” la merce. Le cause sono da ricercarsi non tanto in una contrazione del mercato (che di fatto non c’è, anzi) ma da un’“enorme sovrastima dei numeri del settore nel 2022, che ha portato tutti (e-commerce compresi) a comprare tantissimo prodotto e di conseguenza a un overstock che ha danneggiato tutti a catena. I magazzini sono stati inondati di racchette, i venditori online hanno dovuto abbassare i prezzi per far fronte a problemi di liquidità. Diversi da quelli dei negozi, i quali invece hanno soprattutto difficoltà nella marginalità”. Un’analisi lucida e corretta proposta proprio da uno dei negozi intervistati dalla nostra redazione, che ci deve rendere tutti ben consapevoli degli errori del (recente) passato e al contempo fiduciosi per il (prossimo) futuro. Considerando per certi versi il padel come un bambino forse ancora un po’ timido e insicuro, ma con tutta una vita molto promettente davanti.


Benedetto Sironi
benedetto.sironi@mag-net.it