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Se è una moda sarà come l’invenzione di Barbara Mary Quant, la minigonna, destinata a durare nel tempo. Ma il padel è certamente altro: in prospettiva, un fenomeno sociale. Che non sia semplicemente una tendenza, inoltre, ce lo confermano l’Argentina e la Spagna, dove è praticato da decenni. In Italia è stato capace, da qualche anno, di attrarre tennisti, calciatori e pallavolisti, ma anche persone che non hanno mai fatto sport.

Il padel è stimolante, coinvolgente e aggregante, capace di far abbandonare il divano per molti sedentari “cronici” (come abbiamo rilevato nell’indagine sul profilo del praticante su Padelbiz 1/2024). A renderlo interessante, concorre anche la sua complessità.

Esattamente il contrario di quanto spesso si legge, visto che spesso si confonde l’indice di divertimento con quello di difficoltà: ci si può divertire già dai primi scambi, ma quel fattore corrisponde al 3-5% di quanto il padel può esprimere. Reattività, tecnica e strategia è quanto serve per apprezzarlo davvero nella sua totalità, come dice Adrián Argañaras, direttore dell’accademia di Maiorca (nell’intervista pubblicata sul numero 11-12/2023 della nostra rivista).

Dove si insegna? quali sono le accademie?

Ma il fenomeno che coinvolge in Italia oltre 700 mila sportivi tra agonisti e amatori, in 3.100 centri e 8.150 campi, è cresciuto in modo adeguato nell’organizzazione didattica? I praticanti vanno dal principiante che gioca da qualche settimana ai più esperti. Come sono organizzate le scuole in relazione a questi diversi profili di giocatori? Quali le tipologie di scuole e quali i livelli dei corsi programmati? E la qualità del corpo docente?

Le informazioni a cui si può avere accesso sono ancora approssimative, ma soprattutto per una concezione della struttura della didattica non omogenea. Gli enti che rilasciano i patentini da istruttori hanno programmi di formazione diversi e diverso rigore nel valutare la relativa preparazione dei tecnici. I centri, inoltre, sono propensi a considerarsi come accademie. Abbiamo quindi condotto uno studio per comprendere chi può fregiarsi a pieno titolo di tale termine. Già ad una prima analisi, emerge una tendenza a una auto promozione dei centri sportivi spesso poco in linea con lo standard richiesto (specie se comparato con l’equivalente spagnolo).

Proviamo quindi a sondare il mondo delle (autopromosse) Accademie. Va premesso che manca un protocollo che le classifichi delineando i requisiti. Sembrerebbe che in più casi si identifichi come accademia una scuola di base. Così troviamo centri che si definiscono tali pur quando sotto strutturati. Ne sono l’esempio 51 club che si autodichiarano tali, meno del 2% del totale. Dove otto hanno addirittura un solo campo e per di più all’aperto. Bisogna considerare, infatti, il panorama complessivo dei centri.

La media di campi è minore di 3,5 e con meno di 2 indoor (1,86). Non è difficile comprendere che, dal momento che tutti i club svolgono anche attività commerciale (affitto campi) una precondizione è quella di poter svolgere in contemporanea insegnamento e offerta per l’utenza. Da qui la “conditio sine qua non”, legata al numero di campi. Attualmente le accademie “dichiarate”, come detto sopra, sono 51.

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Le caratteristiche delle accademie

Come dicevamo, non risulta esserci un protocollo che possa definire oggettivamente un’accademia all’interno di un centro. Proviamo quindi attraverso alcune considerazioni, derivanti dalla nostra esperienza di osservazione e frequentazione di alcune di queste (anche in Spagna), e descrivere quali debbano essere le precondizioni che portino alla condivisibile definizione di accademia.

a) Numero di campi: minimo 4, per poter avere spazio in contemporanea per l’insegnamento e per l’affitto di slot. Di cui almeno tre coperti per garantire una programmazione costante.

b) Core business padel: perché la gestione della scuola possa essere adeguatamente focalizzata sulla “materia”.

c) Qualità della preparazione del corpo insegnante: meglio se diretta da un maestro FITP e coadiuvato da almeno un paio di istruttori di 1° livello, per offrire qualità e quantità vista la domanda crescente.

d) Tipologia del programma didattico, che preveda: • corsi di perfezionamento agonistico (individuali e collettivi); • scuola ragazzi (meglio se dai 12 ai 16 anni circa); • scuola di perfezionamento praticanti; • integrazione di lezioni teoriche in aula.

e) Programmazione cadenzata di stage, con maestri provenienti preferibilmente dai movimenti spagnolo e argentino.

Riprendendo il punto a), quale indispensabile precondizione, osserviamo che solo 14 hanno tale requisito, con una media di 6,6 campi e di 4,5 indoor. L’analisi ci porta quindi a una prima considerazione: nella maggior parte dei casi in cui si ritiene di praticare un’attività didattica specializzata, la struttura è inferiore a quella di centri orientati prevalentemente o esclusivamente all’attività commerciale. In termini di marketing quindi, sono due le direttrici su cui si può sviluppare il core business di un centro: A – attività commerciale (incentrata sull’affitto dei campi); B – attività didattica “specializzata” (orientamento prevalente all’insegnamento e perfezionamento agonistico).

La formazione di maestri e istruttori

Proviamo a indagare ora il caso B, con un cenno alla struttura didattica. Chi la promuove nelle varie strutture sportive? Ovviamente la FITP, che si è organizzata creando una struttura tecnica ad hoc. Ora l’albo della federazione risulta strutturato con tre livelli professionali: 214 maestri nazionali, 501 istruttori di 2° livello e 2.094 di 1° livello, per un totale di più di 2.800 insegnanti.

La FITP inoltre ha classificato in un protocollo tre tipologie di scuole.

• Club School (una stella), che prevede solo le fasi didattiche di mini padel, di avviamento e organizzazione di corsi collettivi, affidati anche a istruttori di 1° livello.

• Basic School (due stelle), con insegnamento delle seguenti fasi della progressione didattica: minipadel, corsi di avviamento al padel e perfezionamento, che può essere diretta anche da un istruttore di 2° livello.

• Standard School (tre stelle), in cui l’insegnamento prevede, in aggiunta a quelli della Basic school, corsi di perfezionamento e specializzazione. È diretta da un maestro. Tre livelli che, se integrati in un singolo centro, possono esprimere una connotazione di accademia. E confermano quanto affermato sopra: il profilo e la qualifica dell’insegnante sono conditio sine qua non per determinare il livello della scuola del centro padel.

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Concludendo, lo studio ci dimostra che un‘accademia deve prevedere sia una struttura adeguata per numero di campi (in particolare coperti) sia un team tecnico specializzato e riconosciuto. Certamente ne esistono nel panorama italiano, seppur in numero sensibilmente minore rispetto alle 51 che riscontriamo nel censimento visto. Ne citiamo qualcuno con i requisiti espressi che abbiamo potuto verificare direttamente.

• Lo Star Padel di Legnano (MI) con 8 campi di cui 5 indoor. Ci sono altri sport all’interno della struttura, ma che riteniamo fortemente focalizzato sul padel, e a riprova ci sono i nomi dei responsabili: Mauricio Lopez Algarra e Giulia Sussarello, entrambi maestri nazionali che si dividono tra l’insegnamento e l’attività agonistica.

The Padel Hub di Desenzano del Garda (BS) con 6 campi indoor. Il maestro nazionale Andrea Fierro coordina tre istruttori di 2° livello FITP.

• Il Circolo Padel Firenze con 8 campi, tutti indoor, con l’argentino Ariel Mogni direttore tecnico, coach internazionale e maestro nazionale alla guida di ben sei istruttori FITP di 2° livello.

• Padel Extreme di Barlassina (MB), con le maestre Sarah Martignoni, Roberta Zandarin e Christian Carena. Naturalmente esistono delle eccezioni, ovvero centri non particolarmente strutturati ma con insegnanti nei quali gli allievi riconoscono grandi capacità ed empatia a fare da “pull factor”.

È il caso dello YeP di Albano Sant’Alessandro (BG), dove insegna William Rota, maestro nazionale e ottimo agonista, con Luca Licini e altri due istruttori, e lo stesso si può dire di Manuel Marchesi a Curno (BG), dove i campi coperti sono tre.

di Adelio Rosate, team e marketing manager di O&B Padel, e Lionello Pianezzola, data analyst

Si fa presto a dire accademia: quali sono quelle "auto dichiarate" in Italia?