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Dove nascono i "campeones": le Accademie internazionali 8

Le accademie sono la fucina dei futuri campioni, oltre che un nuovo modo di concepire la formazione e l’allenamento. A Padel Trend Expo abbiamo chiesto ai manager di alcune realtà nazionali e internazionali di raccontarci il proprio “metodo”

di Benedetta Bruni

Le accademie, per come sono pensate dai loro fondatori, non sono solo dei club dove si impartisce una tecnica, seguendo il classico binomio allenatore-allievo in cui il primo infonde conoscenze ed esperienza al secondo, che dal canto suo adatta quanto appreso al suo stile di gioco. Sono in realtà una concezione molto più complessa di “scuola”, incentrata sulle specificità dei giocatori e su come fare emergere le loro caratteristiche partendo dall’allievo e non dal coach. Oppure, sono dei veri e propri “campus americani”, dove alle sessioni di training si affiancano anche la formazione scolastica e servizi volti al benessere – psicologico, nutrizionale, fisico – del ragazzo o della ragazza, affinché possa godere appieno dello sport pur senza tralasciare la parte di apprendimento. Le accademie sono questo e molto altro, ma c’è una cosa che le accomuna: ognuna di loro ha un “metodo” che la contraddistingue e con cui forma i propri allenatori, che possono poi infonderlo anche ad altri e in altri centri del mondo. In un’espansione – già in atto – verso altri Paesi. E sì, è compresa anche l’Italia.

Le domande

1. Quando è nata l’Academy e quali sono la sua storia e i suoi obiettivi?
2. In cosa consiste il vostro metodo?
3. Qual è il ruolo delle accademie nella creazione dei nuovi “campioni”?
4. Pensate che oggi le accademie possano portare un valore aggiunto, specialmente in ottica di un esplosione del padel in Italia e del ricambio generazionale?
5. Quali giocatori sono passati per la vostra accademia?
6. Quale sponsor avete?
7. Avete dei progetti per il futuro, magari che includano anche l’Italia?

M3 PADEL ACADEMY
Madrid

Alberto Ruiz
Director and head coach

Alberto Ruiz, director and head coach

1. L’accademia è nata nel 2013, dunque ha da poco festeggiato i 10 anni di attività. Il suo obiettivo principale è formare le persone come giocatori. Diamo molta importanza a valori come il rispetto – che sia per l’allenatore, i rivali, gli arbitri: tutti i temi che girano intorno all’educazione. A parte ovviamente il rendimento sportivo: da tanto tempo alleniamo professionisti e si può dire che abbiamo avuto molta fortuna a riguardo, potendo lavorare con l’élite.

2. Prima di tutto, il nostro slogan è “trabajamos del juego a la tecnica”, “lavoriamo dal gioco alla tecnica”. Ciò significa che se normalmente si impartisce una tecnica che poi viene adottata nel proprio gioco, noi sin dal primo allenamento mettiamo il giocatore in condizioni di punto e di lavoro in “palla viva”. Inoltre, lavoriamo a rotazione in sei, sette campi allo stesso tempo, con anche sette allenatori e altrettanti allenamenti diversi. Questo comporta una grande flessibilità, perché alla fine tutti i giocatori nello stesso turno ruotano e si scambiano di coppia. Ma comporta anche di poter giocare con i numeri 1: è facile che persone anche alle prime armi si trovino a condividere il campo con Lebrón e Galán, che si stanno allenando nella stessa fascia oraria ma su un campo diverso.

3. Sì, penso che le accademie abbiano un ruolo nella creazione dei nuovi campioni. Noi crediamo prima di tutto nel nostro metodo e nel nostro sistema. Abbiamo una fede assoluta nel lavoro di gruppo, sia tra giocatori che tra tecnici. Per questo è vitale per noi avere una squadra di allenatori e una di giocatori che siano ampie e non abbiano timori al momento di cambiare.

4. Sì, crediamo tanto di poter fare la nostra parte in qualità di accademia in Spagna, ma anche nel resto del mondo. Siamo entrati in Italia con due club, uno a Piacenza e uno a Roma, siamo presenti a Hong Kong e in tutti questi posti esportiamo il nostro metodo. E vediamo che funziona: alla gente piace e abbiamo un buon riscontro. Le accademie in Italia, poi, vanno molto bene, soprattutto a Piacenza dove siamo presenti già da tre anni. Uno dei nostri tecnici, Nacho, lavora proprio in sede così da inculcare al meglio la tecnica e la nostra metodologia. Prepariamo i giocatori su diverse situazioni con quattro persone nel campo, ma non ci fermiamo mai: si tratta di allenamenti molto dinamici e, a oggi, abbiamo buone referenze che dimostrano la loro bontà.

5. Noi abbiamo avuto la fortuna di allenare i migliori, come Lebrón e Galán. Nello specifico, poi, il loro allenamento può essere definito con una parola: esigenza. Prima di tutto nei loro confronti, poi su di noi, che dobbiamo eguagliare lo stesso livello di pretesa di fronte a una coppia di giocatori che ha in testa solo vincere e accumulare titoli.

6. L’unico sponsor che abbiamo è Bullpadel, perché siamo in una situazione particolare: non abbiamo ancora un nostro club. Siamo in un centro che non è proprietà M3 al momento, ma il futuro ci dice che dovremo inventare o cercare un’accademia che sia realmente nostra. Abbiamo in mente una piccola “Rafa Nadal Academy”: un’accademia nel vero senso del termine, una residenza dove i ragazzi possano studiare. Da lì in poi cercheremo altri sponsor e partner.

7. Il nostro obiettivo principale è crescere. E al momento lo stiamo facendo bene, la squadra sta migliorando moltissimo e stiamo ponendo grande focus sull’espansione internazionale. L’accademia, poi, non è solo per professionisti: abbiamo anche un prodotto che si chiama “International Padel Week” con il quale gli stranieri vengono a Madrid per cinque giorni, in un resort, a vivere il padel e vedere i professionisti all’opera. Ed è molto bello vedere come la gente da fuori possa dare valore a tutto questo lavoro e al nostro quotidiano.

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Da sinistra, Jorge Martinez, direttore M3 Padel Academy, Ale Galán, Juan Lebrón, Alberto Ruiz

CEPAC
Madrid

Gastón Malacalza
Direttore sportivo

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Matías Díaz, allenatore, e Gastón Malacalza, direttore sportivo

1. La nostra accademia è nata nel 1994 in Argentina grazie a Roberto Díaz, il padre di Matías Díaz. Ai tempi era costituita solo da un duo di allenatori ed era frequentata da ragazzi molto giovani. Si trattava comunque di nomi come Belasteguín, Mati Díaz, io che sono Gastón Malacalza, Lamperti, Gonzalo Díaz… Noi abbiamo rifondato la Cepac “2.0”, ovvero la sua seconda versione. Mati si è ritirato dal circuito professionale otto anni fa e da lì il nostro obiettivo è stato trasmettere agli allievi il nostro metodo e la passione che nutriamo per questo sport, e portarlo nelle competizioni.

2. Il nostro metodo consiste nel consiglio del gioco. Il padel è cambiato molto, è vero, ma in fondo continua a essere padel. È uno sport che richiede molto controllo, conoscenza, necessita presenza al 100% in mente, tecnica, corpo. A partire da questo punto, conoscere la disciplina significa portarla alla massima espressione, perché si può tradurre ciò che si ha imparato nel proprio gioco.

3. Certo che sì, noi stessi siamo stati campioni. Conosciamo il percorso da intraprendere. Non siamo un’accademia “commerciale”, volta all’espansione, bensì una realtà volta alla formazione, per mostrare un cammino professionista che possa realmente permettere ai giocatori di raggiungere i loro obiettivi.

4. Il mondo si è evoluto, e in particolar modo l’Italia. La parte di insegnamento però non è cambiata molto. Per questo è importante che le persone che da tanto tempo frequentano l’ambiente del padel prendano parte a questa evoluzione. Parlo pensando all’aumento di alunni: è facile incorrere nell’errore di chiedere ai maestri di tennis di allenare il padel, anche quando non sono persone che frequentano questo settore e perciò manca loro la cultura e l’essenza di questo sport. Che è fondamentale da trasmettere.

5. Nella prima parte dell’accademia, come dicevamo, è passato Belasteguín, ma anche Martin Díaz, che è stato il numero 2 al mondo e per 20 anni al top. Nella nostra invece è passato Gonzalo Rubio, 19esimo al mondo nel ranking WPT; Ignacio Sager, ora il numero 55; Thomas Leygue, numero 80 e migliore giocatore francese; Aris Patiniotis, che ora si trova alla 60esima posizione.

6. No, come accademia non abbiamo sponsor. Però stanno per arrivare novità.

7. In Italia ci sono molti progetti all’attivo. Spagna e Italia sono molto vicine e dall’altra parte credo che l’italiano voglia diventare più bravo: tra le strade per migliorare sta scegliendo quelle che comprendono insegnanti, preparatori e giocatori capaci, gente che inculchi l’amore per questo sport. Il nostro progetto è semplicemente insegnare padel, affinché la base del padel migliori.

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RAFA NADAL ACADEMY
Manacor

Maribel Nadal
Marketing and sales

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1. Abbiamo inaugurato l’accademia nel 2016 partendo dalle stesse difficoltà che ha vissuto Rafael da giovane: unire lo studio al tennis. La nostra intenzione era quella di ricreare un ambiente dove fosse più facile perseguire il sogno del professionismo senza tralasciare la parte formativa. La scuola è situata proprio nella città di Rafa, Manacor, affinché fosse più semplice per lui essere integrato nel progetto e parteciparvi quotidianamente, quando si trova a casa. Poi, dopo la sua fondazione, sono nati anche altri progetti intorno al centro sportivo – che ora include anche una residenza per adulti – dove organizziamo programmi di padel, tennis e sport diversi per appassionati e amatori, contornati da una struttura che permette di sfruttare appieno lo sport offrendo servizi volti alla salute e al benessere. Oggi abbiamo 300 giocatori di padel nella scuola e negli anni, con la diffusione internazionale della disciplina, abbiamo creato dei programmi per chi arriva da fuori, dando loro la possibilità di vivere l’accademia.

2. Il metodo che impartiamo ai bambini e nel circuito professionale è quello che ha sviluppato Rafa con tutto il suo team tecnico durante i suoi anni di esperienza. Nell’accademia cerchiamo di inglobare tutte le aree di cui uno sportivo può avere bisogno: preparazione fisica, nutrizione, psicologia sportiva, prevenzione e trattamento infortuni, per dare un servizio a 360 gradi al giocatore. Abbiamo inoltre una residenza dove i ragazzi studiano e risiedono. Si tratta di una scuola internazionale con modello americano volta a rendere
la vita più facile ai ragazzi. E, soprattutto, cerchiamo di far sì che si sentano accolti come a casa, come se fossero in famiglia.

3 e 4. Il padel chiaramente sta crescendo molto e ci sono già tanti bambini che sin da piccoli iniziano a praticare questa disciplina, e questo aspetto non può che migliorare. Quello che facciamo è offrire esperienze per adulti in quanto rappresentano un pubblico che gioca molto a padel e cerca di combinare lo sport con esperienze complementari. Inoltre, Maiorca ha una grande attrattiva e viene anche molta gente dall’Italia nell’accademia e nel residence. L’idea è di continuare a crescere e attirare giocatori da tutto il mondo.

5. Alleniamo Patricia Martínez che lavora con noi da qualche anno e che ha un buon potenziale. Oltre a lei ci sono anche altri giovani promettenti e pian piano poi le generazioni cresceranno. Speriamo, per il futuro, di poter contare in qualche professionista in più nei ranking.

6. Sì, abbiamo diversi sponsor che ci hanno accompagnato dall’inizio. In particolare possiamo contare su Babolat, che è il nostro sponsor tecnico nel tennis come nel padel.

7. Al momento abbiamo un piano di espansione internazionale che implementeremo poco a poco. Vogliamo avere il tempo e la pazienza di riuscire a fare le cose per bene. Per il padel in particolare abbiamo molti progetti all’attivo: di recente, ad esempio, abbiamo partecipato alla Hexagon Cup con la squadra dell’accademia, e questa iniziativa ci ha divertito molto.

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