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L’editoriale del Direttore / Tra rose e spine

Fin dall’inizio della sua esaltante avventura editoriale, Padelbiz ha raccontato di un settore in continua espansione. Trainato da un contagioso entusiasmo che lo ha portato di fatto a essere, in particolare in Italia ma non solo, lo sport con la più alta percentuale di crescita nel minor lasso di tempo. Del resto in quattro anni (ossia dal boom del 2020 a oggi) l’incremento in termini di praticanti, strutture, giro d’affari e interesse è stato evidente e ve lo abbiamo raccontato sotto svariate angolature. È pur vero che il nostro compito di giornalisti è, altresì, individuare e analizzare criticità e problematiche del settore. Che non mancavano all’inizio, ma erano senz’altro minori e in qualche misura nascoste da quest’impetuosa espansione. Ora, in un mercato per certi versi un po’ più strutturato e “maturo” – non diremmo certamente ancora saturo – è fisiologico che la crescita rallenti o in certi ambiti si fermi (pensiamo alla costruzione di nuovi campi, in certe aree già coperte). O che addirittura alcuni dati siano in calo (vedi la vendita di racchette e altri prodotti, complici anche le rimanenze non ancora smaltite dovute ai picchi negli ordinativi degli anni passati). Una significativa e realistica fotografia del mercato italiano la troviamo leggendo le schede relative all’ultima puntata della nostra seguitissima inchiesta “La Carica dei 101”, realizzata intervistando analiticamente altrettanti punti vendita specializzati nel padel o comunque negli sport di racchetta (oltre a realtà più generaliste che trattano questo segmento).

È comune a molti la preoccupazione per una serie di dinamiche che certo penalizzano la vendita attraverso i canali fisici tradizionali, come i forti sconti presenti su alcune piattaforme online, la concorrenza più o meno lecita e corretta da parte di altre realtà. È innegabile che vi siano talvolta delle dinamiche poco lineari e un po’ al limite da parte di alcuni centri o addirittura maestri (parliamo certo di una minoranza, ma che crea pur sempre una distorsione del mercato), oltre a una mancanza di professionalità di una parte delle aziende presenti sul mercato, che genera talora ulteriore confusione e incertezza. Così come una comunicazione non sempre consona e orientata a valorizzare nella maniera corretta i prodotti, cadendo un po’ troppo spesso in mere argomentazioni di prezzo. Dopo questa fotografia parrebbe quindi che il movimento padelistico italiano (e non solo, si prenda il caso della Svezia, per esempio, altro mercato per certi versi in contrazione) sia già in crisi e abbia davanti a sè prospettive poco rosee. Ebbene, siamo certi che non sia così. E con una metafora un po’ ardita, ma calzante, ci sentiremmo di paragonare il padel a una bellissima rosa che sta ancora sbocciando e sulla quale naturalmente compaiono anche delle spine, in qualche modo imprescindibili per la sua crescita e fioritura.

Se ci soffermiamo sulla parte più bella e importante, ossia il fiore, i vari petali che lo compongono rappresentano altrettanto motivi di fiducia e ottimismo. Molti di questi li trovate proprio leggendo quotidianamente i contenuti di Padelbiz, oltre che mensilmente il nostro attesissimo numero cartaceo (quello che tenete tra le mani, peraltro, in distribuzione con una speciale extra tiratura nel corso di molti eventi nazionali e internazionali, tra questi in particolare il Premier Padel di Roma). Motivi che riguardano il mercato italiano così come quello globale. A proposito, analizzeremo nella prossima uscita i dati del primo World Padel Report presentato dalla FIP, che svela come siano già 130 i Paesi del mondo dove si pratica la disciplina, con 20 mila club attivi per oltre 63 mila campi da gioco e 30 milioni di praticanti stimati (il 40% donne). Dei quali circa 1,5 milioni in Italia, con poco più di 3 mila strutture e 9 mila campi (seconda solo alla Spagna con 16 mila).

A proposito di Italia: c’è sempre tanto padel tricolore su Padelbiz, così come, sempre più, anche fuori dai nostri confini nazionali. Storie di brand, atleti e persone che ci piace raccontare e condividere con le svariate decine di migliaia di lettori che ci seguono fedelmente. Piccole, grandi eccellenze italiane come Padel Mi Amor, primo marchio italiano a sponsorizzare un top 20 mondiale con Victor Ruiz. Un binomio che vi raccontiamo nella nostra cover story. O la simpaticissima e sempre più competitiva Carolina Orsi, tra le top player in Italia e che inizia a farsi valere anche in campo internazionale (mentre scriviamo ha raggiunto il suo primo quarto di finale in un torneo Premier Padel a Santiago). Con il sogno di raggiungere le Finals di Barcellona a dicembre. A proposito di “woman power”, ecco la nascita di un vero e proprio Movimento Padel Femminile: ne abbiamo parlato con la fondatrice, Patrizia Pedini, la quale, tenendo il padel come denominatore comune, sta costruendo un’associazione in cui convergono anche aggregazione, cause benefiche, inclusività e difesa delle donne. Perché il padel, ormai lo abbiamo ben compreso, oltre che una bellissima e sempre più praticata attività sportiva, può diventare anche un efficace e genuino canale di comunicazione per cause importanti.


Benedetto Sironi
benedetto.sironi@mag-net.it