Movimento Padel Femminile: una scuola di vita

Aggregazione, cause benefiche, inclusività e difesa delle donne. Sono i pilastri su cui si fonda un’associazione unica nel suo genere in Italia: ne abbiamo parlato con la fondatrice Patrizia Pedini

di Adelio Rosate – team e marketing manager di O&B Padel

La storia è ricca di movimenti a volte sfociati in vere e proprie rivoluzioni. Oggi vogliamo parlare di uno che ha un‘impronta prettamente sociale e circoscritto al mondo sportivo femminile. Ciò che oggi ci sembra normale circa lo sport rivolto alle donne è frutto di una conquista graduale e recente.

Solo da poco più di un secolo, infatti, queste ultime hanno potuto accedere agli stessi sport praticati dai maschi. Fu un uomo, Rudolf Oberman, uno dei promotori di questa svolta. Convinto dei valori educativi dello sport, ne promosse la sua universalità incentivandone la pratica “per tutti”, anche attraverso la fondazione della Reale Società Ginnastica a Torino nel 1844.

Le donne nello sport

È questa l’origine di un percorso che le spinse, gradualmente, verso le altre discipline sportive. Passando dalle Olimpiadi di Amsterdam nel 1928, dove poterono accedere solo alle gare di atletica, a quelle di Berlino del 1936, in cui si iscrissero anche in altri sport (e dove Trebisonda Valla, detta Ondina, conquistò il primo oro olimpico italiano nella corsa a ostacoli).

Bisogna tuttavia attendere le Olimpiadi di Londra 2012 per vedere le donne cimentarsi in tutti gli sport alla stregua degli uomini. Contribuendo presto all’immagine sportiva nazionale, con le eredi di Ondina, quali Federica Pellegrini, Tania Cagnotto, Francesca Piccinini, Alessandra Sensini, Francesca Schiavone, Flavia Pennetta e Roberta Vinci. Ma l’elenco sarebbe lungo.

Movimento Padel Femminile

L’acronimo dell’iniziativa di Patrizia Pedini e Letizia Mazia contiene un termine che merita venga approfondito: movimento. Come ci ricorda il sociologo Francesco Alberoni, questi hanno nell’aggregazione e nella collettività i requisiti imprescindibili, siano di carattere politico o sociale. Si formano in modo imprevedibile, in conseguenza di un conflitto sociale, con un progetto culturale. Proviamo quindi a meglio comprendere l’iniziativa e l’ambizioso progetto dalla persona che ne rappresenta l’anima, la fondatrice Patrizia Pedini.

L’intervista
Patrizia Pedini
Fondatrice Movimento Padel Femminile

Movimento Padel Femminile: una scuola di vita 1

Come nasce l’idea di creare un Movimento esclusivamente femminile? Ti riconosci in quanto asserisce l’illustre sociologo?
Mi piace rispondere a questa domanda perché mi porta al ricordo di un importante pomeriggio. Novembre 2020, un anno difficile per tutti, era sabato. Al telefono con Letizia, (Mazia, co-fondatrice di mpf, ndr) ci lamentavamo anche della difficoltà, fra le varie, di trovare occasioni di gioco. Il padel a Bologna, in Emilia-Romagna in generale, ha visto un coinvolgimento iniziale prettamente maschile e uno sviluppo comunque lento e graduale. Figuriamoci in periodo di lockdown. Da mesi, infatti, organizzavamo piccoli tornei per quelle poche donne appassionate di padel che, come noi, non avevano occasioni. Quel sabato è nato il Movimento Padel Femminile. Di certo c’è che il MPF nasce da un desiderio e una necessità. In tal senso sì, riconosco nell’aggregazione un movimento sociale, che in questo caso diventa poi pratica di vita quotidiana.

Quali ritieni siano le caratteristiche specifiche del padel, come “denominatore” per gli obiettivi del Movimento?
Il padel è ovviamente il fulcro, il cuore, perché è proprio da questo gioco, così stimolante, aggregante e coinvolgente, che è nato il Movimento. In virtù della sua recente storia, vanta un dinamismo, contestualizzato nei tempi odierni, che non ha paragoni. Quando donne e uomini si divertono, stanno bene e socializzano in modo naturale e generano progetti per lo più positivi. Quello che la maggior parte di noi auspica. Questo non significa banalità o anche illusione. È evidente che anche il padel è fatto da esseri umani dotati di tutte le caratteristiche e per questo non esclude anche momenti meno piacevoli che si possono evidenziare nei rapporti. Polemiche, dissapori, rivalità, agonismo. Si tratta comunque di un gioco in cui si vince o meno. Ma sta proprio nella sua dinamica il valore aggiunto. Trattandosi di un gioco di coppia, riflessioni, scambi di idee, pareri, osservazioni e strategie hanno nella maggior parte dei casi la meglio. E noi, a questo “meglio”, abbiamo voluto aggiungere qualcos’altro. In anni addirittura più complessi, la nostra proposta è stata accolta, accettata e seguita in modo inimmaginabile. Per cui sì, il padel è il comune denominatore, l’impegno e la volontà sono di tutti coloro che lo praticano e che ci seguono. Nel padel l’inclusività vince. 

MPF ha un’anima orientata al welfare e all’healthcare, con una raccolta fondi per la ricerca oncologica legata alle donne e anche per altre patologie come le malattie neurodegenerative. Ci puoi spiegare come nasce la vostra collaborazione con ACAREF e cos’è?
ACAREF è una fondazione che dà sostegno a disabili anziani e malati di atassia, malattia rara neurodegenerativa, un grave disturbo nervoso del movimento che si manifesta in una graduale perdita della coordinazione muscolare. La nostra solidarietà in questi anni si è rivolta a varie necessità ed emergenze con il sostegno a diverse associazioni. Oggi siamo affiancate a loro perché crediamo fermamente nel valore e soprattutto nell’importanza della ricerca. E nel dare un futuro a chi oggi pare non averlo, una speranza per tutti. Sono talmente tante le vecchie e le nuove malattie, pur in un tempo che ci concede tanto rispetto al passato, che non possiamo e non vogliamo ignorarle. Questo è ciò che oggi possiamo fare.

Qual è stato lo sviluppo del Movimento negli anni dopo la nascita?
Ci siamo impegnate per costruire un’associazione che andasse oltre lo sport, una scuola di vita anche fuori dal campo, seguendo valori comuni di inclusione, mutuo soccorso, benessere del corpo e della mente. Il Movimento oggi è in forte crescita, ci scrivono donne da tutta Italia che desiderano farne parte, sostenere le nostre cause e impegnarsi nel progetto. Tutto questo mi fa capire che stiamo andando nella direzione giusta e che dobbiamo continuare così.

Come vi proponete nel network del padel sul territorio italiano? Quali le caratteristiche ideali per stringere una collaborazione tra MPF e i relativi centri sportivi?
Noi siamo disponibili nei confronti di tutti coloro che condividono il nostro impegno e il nostro stile. Abbiamo tante richieste da circoli che si propongono di ospitarci. Ancora, e questo mi dispiace, non riusciamo ad accontentare tutti.

Quanto ti assorbe e come concili la tua attività di promotrice del progetto con quella di imprenditrice e la famiglia?
È un progetto del cuore e come tale richiede e merita il giusto tempo. A oggi la mia giornata è dedicata quasi totalmente al Movimento,
perché le cose da fare sono tante e l’impegno aumenta giorno dopo giorno. Nel tempo molte persone si sono avvicinate per offrire il loro contributo. Il loro lavoro è unico e fondamentale, per questo desidero ringraziarli tutti.

Vi promuovete attraverso eventi agonistici per sole donne. Qual è a oggi il riscontro?
Sì, organizziamo tornei di padel per lo più al femminile. Ma non mancano occasioni in cui a scendere in campo sono coppie miste. Il riscontro è sempre altissimo e questo ci rende orgogliose.

Quali gli eventi che riscuotono un maggior numero di adesioni, gli obiettivi e le strategie future per perseguirli?
I nostri eventi sono ben strutturati e molto divertenti. Siamo affiliate alla FITP e nel 2023 abbiamo dato vita alla Women’s Padel Cup, unica in Italia, una competizione solo femminile che coinvolge e si sviluppa in sette regioni italiane. Oggi stiamo lavorando a grandi progetti insieme al nostro staff che non smetterò mai di ringraziare.


L’intervista
Giorgia Marchetti

Movimento Padel Femminile: una scuola di vita 2

Il padel parrebbe, più di altri sport, attrarre le donne. Ma quali sono le caratteristiche che riscontri qui e non nel tennis?
Molte cose sono simili, per esempio anche la frequenza dei tornei. Questo genera un’intensità emotiva molto più frequente che non è
riscontrabile in altri sport: di gioia quando si vince e di sconforto quando si perde. Cosa che, ahimè, è più frequente. Da un punto di vista tecnico la parete ovviamente è la grande diversità che va molto allenata. È uno sport di coppia, con le relative dinamiche. Per me che nel tennis ho giocato ed ottenuto i migliori risultati soprattutto in doppio, questo non è differente.

Come donna, quanto condividi l’urgenza di una sensibilizzazione sul tema, anche attraverso il progetto MPF? Quale il tuo approccio “morale” per l’apporto al cambio culturale del rapporto uomo-donna?
Con l’accrescere dei femminicidi cui assistiamo, la risposta di sensibilizzazione anche da più organizzazioni non è mai troppa. E costituiscono un segnale importante. Noi ritengo facciamo la nostra parte. Siamo cresciute tanto e cresceremo, ancora di più, grazie anche alla passione che ci mettono Patrizia e Roberto. Sono approdata qui grazie a lui. E sono orgogliosa di farne parte e poter offrire il mio contributo.


L’intervista
Roberto Agnini
Direttore tecnico del Circolo Aniene e collaboratore MPF

Movimento Padel Femminile: una scuola di vita 3

Quale è il profilo ideale del circolo da coinvolgere nelle varie regioni d’Italia?
Il MPF conta ormai migliaia di iscritte ed è in continua evoluzione. Il circolo ideale per la riuscita di un nostro evento, deve comprendere dai quattro ai sei campi coperti, oltre che qualcuno scoperto. Una struttura in termini di ricettività, quali adeguati spogliatoi, ma anche parcheggio. Idem per la relativa ristorazione, convenzione con hotel in prossimità. Visto che abitualmente gli eventi sono concentrati in soli due giorni, tutto deve essere estremamente veloce ma confortevole. Cosa successa sin qui, grazie all’organizzazione di Patrizia e Letizia e al loro team.

È facile convincere i centri alla collaborazione verso il vostro nobile progetto o permangono resistenze?
Vi è ormai una diffusa conoscenza del MPF nell’ambiente, per cui rappresenta di per sé un biglietto da visita, trovando ampia adesione e sensibilità data la connotazione votata anche alla beneficenza. Avremmo disponibilità anche di alcuni centri che, proprio per la mancanza dei requisiti sopra detti, dobbiamo a malincuore escludere.


Il team di MPF

Patrizia Pedini – Fondatrice
51 anni, bolognese, è un’imprenditrice immobiliare con società che si occupano di compravendita e ristrutturazioni. Giocava a padel già nel periodo pre-Covid, quando in Italia era ancora poco conosciuto. Quattro anni fa ha dato vita, assieme all’amica Letizia Mazia, al Movimento Padel Femminile.

Roberto Agnini – Direttore tecnico
53 anni, bolognese, è il direttore tecnico presso il circolo Aniene di Roma. Offre la propria esperienza al movimento per l’organizzazione di eventi e tornei, nazionali e internazionali.

Marcela Ferrari – Ambasciatrice
42 anni, argentina. Per anni coach di una leggenda, Fernando Belasteguín. Da qualche anno fa la pendolare tra Barcellona (dove vive) e Roma per il ruolo di selezionatrice della nostra nazionale femminile. È in procinto di assumere l’analoga funzione anche per la nazionale maschile.

Giorgia Marchetti – Testimonial
29 anni, romana, con una discreta carriera tennistica, balzata agli onori della cronaca del padel per aver conquistato la medaglia d’oro ai giochi europei di Cracovia in coppia con Carolina Orsi.

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