Allenare una squadra di padel: una guida in cinque passi

Tattica, tecnica, preparazione fisica, mentalità e analisi delle prestazioni. La crescita di un team non può prescindere dallo sviluppo di queste aree. Ecco alcuni pratici consigli

di Andrea Fierro

Uno step essenziale nella carriera di un istruttore o maestro di padel è quella di formare, organizzare, allenare e portare alla vittoria una squadra iscritta a un campionato. Dal punto di vista del giocatore, far parte di un team è un’esperienza formativa, spesso divertente, che permette di entrare in contatto con altri atleti e realtà che vanno oltre ai “soliti” due o tre circoli di padel che si frequentano abitualmente.

Sia l’allenatore sia il giocatore devono tenere presente che l’apporto che può dare ogni singolo alla squadra è una somma della sua performance in campo e di altri attributi più generali, ma non meno importanti. È necessario che i giocatori supportino i propri compagni di squadra durante le partite anche quando non si è in campo. È richiesta puntualità e professionalità da tutti, perché ogni attesa e malinteso influiscono sull’umore della squadra.

Inoltre, l’istruttore deve essere propositivo verso tutti i cambiamenti che possono avvenire nella squadra (cambi di coppie), mantenere un atteggiamento costruttivo anche nei momenti difficili ed essere disponibile a seguire le squadre durante le trasferte e non solo nelle partite in casa. Ecco cinque aree di sviluppo che istruttori e maestri dovrebbero sviluppare per le loro squadre.

  1. Tattiche di gioco
    È necessario insegnare ai giocatori le strategie di base e assicurarsi che siano automatizzate da tutti, così da non dover dare indicazioni troppo elaborate durante le competizioni. Se il livello di gioco lo permette, si possono sviluppare delle tattiche più specifiche intorno ai loro punti di forza. È possibile anche aiutare i giocatori a visualizzare le tattiche usando i video dei professionisti (non solo i punti acrobatici).
  2. Tecnica di gioco
    Gli allenamenti sono i momenti in cui individuare delle lacune tecniche e concentrarsi sul loro miglioramento. L’importante è non tralasciare nulla, partire dai colpi di base da fondo e dalla rete per poi passare a quelli più avanzati. È fondamentale includere degli esercizi su spostamenti, coordinazione e reazione, oltre a prendersi del tempo con i giocatori durante gli allenamenti per rivedere le posizioni in campo nelle varie situazioni di gioco. E assicurarsi, infine, che tutti abbiano chiaro come comunicare con il compagno di gioco durante le partite.
  3. Preparazione fisica
    Un tasto dolente che a livello amatoriale (ma non solo) è molto trascurato. È necessario prevedere un minimo di preparazione atletica, fosse anche solo un riscaldamento prolungato che includa resistenza, forza, agilità e flessibilità. Particolare attenzione va rivolta agli esercizi di prevenzione degli infortuni.
  4. Mentalità e motivazione
    Bisogna aiutare i giocatori a sviluppare mentalità vincente e motivazione costante. Così come può essere utile per il gruppo organizzare anche attività al di fuori del campo, o dopo le competizioni. È essenziale cercare di dare obiettivi chiari che aiutino a mantenere la concentrazione, e cercare di infondere positività per consentire alla squadra di riprendersi nei momenti difficili.
  5. Analisi delle prestazioni
    Prendere nota delle prestazioni dei giocatori durante gli allenamenti e le partite, soffermandosi sui momenti chiave (es. 30-30, 40-40, punto de oro), sugli errori non forzati e sul momento in cui vengono commessi. Partendo da qui, si possono individuare le aree di miglioramento così da programmare l’allenamento successivo in modo efficace. Se possibile, integrare le sessioni con strumenti come la video-analisi e le statistiche di gioco per dare feedback più accurati. Durante la settimana è importante programmare almeno un allenamento di squadra dove siano presenti tutti i giocatori. Questo dovrà focalizzarsi principalmente su aspetti tecnico-tattici, con ripetizioni dei punti e delle situazioni di gioco. Bisogna dare ampio spazio a situazioni con “palla viva”, dando obiettivi di controllo, per poi passare al punto libero. Un giorno o due prima della partita di campionato, sarebbe ottimo poter organizzare qualche partita di allenamento per rivedere gli accoppiamenti migliori. Non bisogna aver paura di cambiare le squadre, ma anche essere pronti a motivare le proprie scelte e ascoltare il feedback dei giocatori.

Bonus track: il consiglio di Fernando Poggi

Vi lascio con un consiglio di Fernando Poggi, allenatore della M3 Academy. Secondo l’argentino, è necessario che gli atleti lavorino costantemente sotto pressione perché le paure e tensioni che si creano durante le competizioni sono difficili (se non impossibili) da replicare in allenamento. Poggi spiega come faccia giocare moltissimi punti imponendo vincoli più o meno complicati agli atleti, così da obbligarli a ragionare e a trovare soluzioni continue. Qualche esempio:
• tie-break con la regola che al servizio batte oppure risponde sempre lo stesso giocatore;
• punti con obbligo di rispondere in pallonetto;
• punti con obbligo della squadra in battuta di giocare la prima volée in una certa area del campo.

Inoltre, è importante che gli atleti giochino il maggior numero di tornei possibili per riuscire a raggiungere lo stesso numero di partite dei top player.

Mi spiego: se Galán e Chingotto giocano 10 tornei l’anno e con tutta probabilità arrivano sempre in semifinale o finale, a fine anno avranno giocato almeno 50 partite di altissimo livello. Un atleta che vuole arrivare a questi livelli, ma che perde al primo/secondo turno, a fine anno avrà giocato 20 match di alto livello. Questo atleta deve “compensare” le 30 partite di differenza giocando altri tornei, anche di livello inferiore, in modo da continuare a sviluppare una mentalità competitiva.


Andrea Fierro

Sono nato e cresciuto sui campi da tennis a Milano, grazie alla passione di mio padre per questo sport, ed è diventata la mia professione intorno al 2005. Ho maturato molte esperienze all’estero (USA, UK, Spagna) lavorando anche nella prestigiosa Academia Sanchez-Casal di Barcellona. Proprio qui ho iniziato a giocare a padel per divertimento, senza sapere che da lì a pochi anni sarebbe diventata la mia professione una volta tornato in Italia. Sono Maestro Nazionale di padel della FITP e ricopro la posizione di direttore tecnico del The Padel Hub con base a Desenzano del Garda.