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Un centro attivo su Milano e un altro temporary in apertura al CityLife. L’idea di contribuire a diffondere il padel a livello nazionale inseguendo i numeri della Spagna. Intervista all’ex centrocampista del Milan Demetrio Albertini: “Ma il mio amore resta il calcio”

di Cristina Turini

Sul finire della carriera calcistica, quando giocava al Madrid, Albertini è rimasto colpito da questo sport che coinvolgeva numerose persone. Era il 2003. A quasi vent’anni di distanza, avrebbe mai immaginato che il padel sarebbe diventato il suo business? Forse no, ma di fatto è stato tra i primi a intuirne il potenziale in Italia, dando vita nel 2018 al Milano City Padel nell’ambito del progetto CityLife, con ben quattro campi: il club più prenotato d’Italia tra il 2019 e il 2020.

La struttura è stata chiusa per lasciare spazio all’espansione del quartiere e, in attesa della riapertura di un temporary padel di quattro campi, City Padel si è trasferito in zona Lorenteggio oltre a essere presente a Todi e a Punta Aldia, in Sardegna. Quest’anno con la DA srl ha preso il via il progetto “It’s padel time” con Banca Generali, un progetto interamente dedicato alla valorizzazione di questo sport e dei suoi campioni sul territorio nazionale. Obiettivo: far crescere questa disciplina in modo sano e continuo, coinvolgere sempre più persone e dare loro la possibilità di vivere lo sport come benefit personale.

Sinergie vincenti: l’intervista a Demetrio Albertini

Demetrio Albetini, ceo D.A. SRL

Hai scoperto il padel quasi 20 anni fa. Cosa ti ha spinto a investire da subito in questo sport nonostante in Italia fosse ancora sconosciuto?

Quando mi sono trasferito a Madrid, proprio accanto all’hotel dove soggiornavo c’erano dei campi da padel che la sera si riempivano. Stavo lì a guardare, era la prima volta che vedevo praticare questo sport. Quando poi dopo qualche anno sono tornato in Spagna a trovare i miei compagni di squadra, nel 2007, ho preso la prima racchetta in mano e ho iniziato a giocare. Ho visto i primi campi da padel in Italia a Milano e con la Fondazione Milan abbiamo iniziato un po’ a praticare. Nel 2017 il padel è esploso a Roma e allo stesso tempo abbiamo notato che a Milano non c’erano tanti campi, solo quattro. Abbiamo intrapreso una collaborazione in sinergia con il CityLife, che in quel periodo stava nascendo e aveva esigenza di comunicare. Avevano già fatto il campo pratica da golf, due campi da tennis, l’orto botanico. Abbiamo da subito creduto nell’investimento sportivo costruendo quattro campi più due. Era il 2018. L’anno dopo la gente ha iniziato a interessarsi e a giocare e il nostro è stato il club più prenotato d’Italia.

Quali analogie e quali valori ritrovi nel padel con il gioco del calcio?

Si pensa sempre, essendo uno sport di racchetta, che il padel sia una costola del tennis. Ma oggettivamente è molto più vicino al calcio che ad altri sport. E questo lo si riscontra facilmente vedendo quanta facilità ha un ex calciatore nel praticarlo. A livello fisico (e non di tecnica) ci sono una serie di movimenti in cui la palla ti supera, bisogna girarsi e coordinarsi. Nel padel occupi lo spazio nel campo in base alla posizione del tuo compagno, essendo un gioco di squadra, dove c’è sia il difensore che l’attaccante e c’è la strategia. Devi saper prevedere le mosse dell’avversario per metterti in posizione di vantaggio. Il calciatore è molto predisposto a questo tipo di lettura. Per ultimo arriva la tecnica, che si può perfezionare giocando. Sicuramente è molto più facile avere in mano una racchetta da padel che da tennis.

Parliamo di City Padel Milano. Quando è nato e come si sta evolvendo?

Lorenteggio è un progetto di “periferia” che introduce l’apertura dei prossimi campi da padel che saranno pronti a settembre. La zona ha comunque una sua centralità ed è facilmente raggiungibile, essendo Milano una città non molto grande.

Quali sono le attività all’interno della struttura sulle quali puntate maggiormente?

Abbiamo un gruppo di maestri molto importanti per lezioni singole, di coppia, partite. Abbiamo lasciato City Padel al CityLife a malincuore, ma non potevamo fare altrimenti per permettere la costruzione della quarta torre. Lì nel 2021 avevamo 80 under 16. Con la nuova struttura vorremmo riprendere a puntare sui giovani. Facciamo team building con le aziende, valorizzando il più possibile i nostri partner che credono in questa disciplina, perché oggi il padel è sempre più apprezzato rispetto a qualche anno fa, quando veniva considerato il ripiego del tennis.

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Quali sono gli ingredienti necessari per uno sport di successo?

Per uno sport di successo ci vogliono due ingredienti: la competizione e la soddisfazione. Nel padel si ha una soddisfazione diretta e immediata: se nel tennis il principiante non fa altro che raccogliere palle, nel padel la palla riesci comunque a buttarla all’avversario e anche quando hai finito dopo un’ora di gioco ti senti più bravo di quando hai iniziato. Facendo anche delle valutazioni numeriche, quando abbiamo aperto City Padel la partecipazione degli over 40 era più del 40%. Ciò vuol dire che si può iniziare anche in tarda età. È vero che è ancora necessario fare cultura, ma è anche vero che i bambini quando iniziano a giocare a padel si divertono subito.

Prevedete progetti per coinvolgere le scuole?

Sia con Lorenteggio che con la nuova struttura pronta a breve stiamo già pianificando le varie attività. Abbiamo già fatto degli incontri con il Comune di Milano per coinvolgere anche le scuole e poter dare un contributo anche a livello organizzativo.

Le quote rosa nel padel: a che punto siamo?

Il 35% di coloro che frequentano le nostre strutture sono donne. Abbiamo squadre miste che competono anche a livello agonistico. A Milano abbiamo un riscontro molto positivo. Frequentando anche Forte dei Marmi, dove i campi sono aumentati negli ultimi quattro anni (direi decuplicati), le quote rosa sono sempre più in aumento. In questo senso, essendoci tornei misti, è uno sport molto inclusivo.

Quindi il padel non è uno sport d’élite?

No, non lo è affatto perché e un gioco facile, quindi per tutti. Se non è così diffuso, a differenza del calcio dove basta poco per allestire un campo improvvisato, è perché nel padel devi avere le strutture. E poi si gioca in quattro e spesso dopo la partita arriva il momento conviviale con l’aperitivo. Inoltre, è anche più ludico rispetto al tennis, per esempio in campo ci si parla di più.

Avete brand o partner con i quali collaborate?

Certo, a partire dai marchi sportivi come Babolat, Le Coq Sportif e poi Helbiz, Banca Generali, Cupra. Ho elencato solo alcuni dei brand che ci sono stati vicini, ma spaziano dalla banca, al food. Proprio perché c’è un interesse diffuso nei confronti di questo sport. Proprio con Banca Generali stiamo facendo un tour per l’Italia che abbraccia molte località, dalla Sardegna, a Treviso, poi Roma, Lecce, Firenze e anche il cliente ormai gioca e, si diverte, proprio per le caratteristiche di inclusione e aggregazione che ha questo sport.

Il padel non è una bolla, anche se lo pensavano in tanti. Come si svilupperà nel prossimo futuro?

Ci sarà un’ulteriore crescita e in questo spero nell’aiuto delle normative affinché vengano migliorate e facilitino sempre di più questo sviluppo. È da tanti anni che non vedevamo in uno sport un successo e una crescita così rapidi in tempi brevissimi. Quindi la velocità mette di fronte a nuove sfide. Nessuno ha la sfera magica, però possiamo vedere quello che è successo in Spagna, dove ci sono svariate migliaia di campi distribuiti per il Paese, sono stimati 6 milioni di giocatori ed è il secondo sport nazionale dopo il calcio. Noi ora siamo intorno agli 800 mila giocatori con la presenza di 6/7 mila campi. Sicuramente in Spagna hanno più spazio però questo fa pensare a quale possa essere il potenziale di crescita. Si pensa sempre alla facilità economica e di coinvolgimento nel realizzare i progetti; invece, su questo dobbiamo essere meno superficiali e lavorare molto di più e meglio sullo sviluppo e sull’organizzazione. Inoltre, secondo me, i centri importanti devono abbinare dei servizi, quindi ristorazione, co-working e tutto quello che riguarda il vissuto delle persone. Perché c’è bisogno di vivere lo sport come momento necessario, dove si spegne il telefonino e si dedica a sé stessi del tempo di qualità.

City Padel non solo a Milano?

Oggi come City Padel abbiamo anche altre due strutture in Italia: a Punta Aldia, in Sardegna e a Todi, dove abbiamo trovato delle persone del posto che lo gestiscono e con i quali siamo in sinergia. Sta andando molto bene, sono due campi coperti in una struttura molto bella all’interno di un club di tennis.