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Intervista a Juan Lebrón, numero uno a tutto campo

Siamo volati a Malmö per incontrare Juan Lebrón e vivere due eventi d’eccezione: la seconda tappa svedese del WPT (poi puntualmente vinta dal numero uno del mondo insieme al fidato compagno Ale Galán) e l’atteso lancio della nuova pala Babolat 2023, dedicata proprio al campione andaluso.

dal nostro inviato Benedetto Sironi

Incontrare il numero uno del mondo in un determinato sport è sempre un’emozione particolare. A maggior ragione se a questo “semplice” incontro è abbinato un evento collaterale.

Se poi le occasioni in questione sono due, anche se davvero breve e intensa (praticamente in giornata), la nostra trasferta svedese si è rivelata decisamente produttiva e stimolante. Oltre che permetterci di assistere al sempre piacevole spettacolo del World Padel Tour, il team italiano e internazionale di Babolat ha organizzato per un ristretto numero di giornalisti internazionali il lancio in anteprima della nuova Technical Viper Juan Lebrón 2023. Il primo signature model dedicato al suo più celebre e vincente ambassador.

Parlando con i manager di Babolat, sembrava difficile che Lebrón utilizzasse la nuova racchetta già a partire da quest’anno. Cambiare durante la stagione avrebbe potuto rappresentare un rischio di adattamento a un modello che, pur all’insegna della continuità, presenta comunque alcune differenze sostanziali rispetto alla Technical Viper “classica”. Invece il Lobo ha sorpreso anche il suo sponsor, presentandosi al WPT di Buenos Aires con la sua nuova pala. E peraltro vincendo la penultima tappa del circuito.

Ciao Juan, cosa ne pensi della nuova pala che Babolat ha progettato per te?

Anche se presenta alcune caratteristiche differenti è comunque un modello simile a quello del 2022 e per questo sarà anche più semplice adattarsi. Mi sento già a mio agio nell’utilizzarla e in qualche modo la sento ancora più mia, sia perché ho dato il mio contributo attivo nel suo sviluppo, sia perché la grafica mi piace davvero molto. Non solo perché in qualche modo c’è la mia immagine sopra (la sagoma del lupo, ndr) ma anche per l’abbinamento colori, a mio parere il migliore di sempre sul modello Viper che utilizzo da sei anni. Sono molto contento e grato a Babolat per questo, mi fa sentire ancora più parte della famiglia.

Una curiosità: ti piacerebbe in futuro giocare su differenti superfici oltre al sintetico, come accade nel tennis?

Io i campi non li costruisco (ride, ndr) e più che di differenti superfici, tema sul quale deciderà magari la federazione in futuro, per ora mi piace parlare di differenti condizioni dei campi. Per le caratteristiche mie e di Ale potrei dire che preferisco giocare su campi molto veloci. Ma quello che ho sempre detto è che nel padel è un bene avere campi differenti, veloci, lenti e intermedi. Questo cambia le variabili in gioco e talvolta può essere più stimolante per gli stessi atleti, che devono adattarsi alle differenti condizioni e cambiare anche tattica e strategia.

Parlando dei Mondiali appena giocati a Dubai, hai notato miglioramenti in termini di organizzazione e coinvolgimento rispetto allo scorso anno a Doha?

La Federazione sta facendo senza dubbio un grande lavoro in questo senso e a ogni edizione noto dei miglioramenti in termini organizzativi e di comunicazione, oltre che di valorizzazione del ruolo di noi giocatori. Credo sia stato davvero un ottimo Mondiale, insomma. Anche se ho un miglior ricordo dallo scorso anno…(quando la Spagna aveva vinto il titolo sull’Argentina a differenza di quest’anno, ndr).

Oggi, rispetto a prima, la tua routine è cambiata: una settimana sei in Argentina, quella dopo a Dubai, quella dopo ancora in Spagna. Considerando anche il jet lag, quanto è difficile organizzare gli allenamenti?

Quando passi tanto tempo in aereo, è difficile cambiare le proprie routine. Cerco di seguire sempre la stessa, ma chiaramente bisogna ottimizzare i tempi di allenamento e organizzarsi in maniera molto precisa. Da questo punto di vista ho anche un team di professionisti (preparatore, fisioterapista, nutrizionista) che mi aiuta nell’impostare al meglio ogni momento della mia giornata, per rendere al meglio specialmente nei momenti più importanti di un torneo o di una stagione.

Cosa rende il padel diverso dagli altri sport?

È uno sport molto attrattivo, con cui tutti possono divertirsi. Credo che questa sia la componente che riesce a fare la differenza rispetto a molti altri sport: divertirsi e apprendere in poco tempo. Inoltre permette di aggregare facilmente molte persone e di arricchire la propria vita sociale.

Per il futuro ti vedi come coach? Oltre a questo ti piacerebbe l’idea di aprire tue academy o centri?

Nel primo caso decisamente no. Conoscendo il mio carattere non è forse la carica migliore che potrei ricoprire, ho poca pazienza! Mentre senz’altro un’accademia è nei miei pensieri. Penso che nella vita sia importante imparare tante cose diverse anche in altri ambiti e quello imprenditoriale è uno di questi. Ovvio che mi piacerebbe molto rimanesse connesso al mondo padel e che possa generare un impatto positivo, specialmente sulle nuove generazioni.

La tua passione più grande al di fuori del padel?

Non ho molto tempo attualmente per coltivare altre passioni, quindi dico…l’abbigliamento.

Pare che il padel si potrà giocare le sue possibilità di diventare uno sport olimpico solo a partire dai Giochi del 2032, in Australia. Ci sarai?

Dipenderà ovviamente dalla FIP, che sta facendo un grandissimo lavoro e lo sta dimostrando in tutti i tornei che sta organizzando. L’Australia è tra 10 anni, non sarò più giovanissimo (Lebrón è un classe ’95 e ha quindi 27 anni, ndr) e le nuove leve crescono in fretta e saranno sempre più agguerrite. Ma spero di saper fare ancora benino qualche smash e di poter dire la mia anche in quell’occasione.