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Numerosi paiono gli ostacoli che separano l’ideazione di un padel club dalla sua realizzazione.
Ma c’è chi offre la bussola per raggiungere anche gli obiettivi più ambiziosi

Quante volte avete pensato di aprire il vostro club, ma vi siete quasi subito arenati di fronte a burocrazia, mancanza di capitali o investitori, difficoltà a orientarsi tra decine di preventivi e fornitori?

Oppure, nel gestire un circolo, avete mai avuto la sensazione di non saper sfruttare tutte le potenzialità del centro, o di non riuscire a ideare e proporre un’offerta adeguata a bisogni e richieste di una clientela sempre più esigente? Abbiamo incontrato Alessandro Cimino, titolare di PadeLab Consulting, società di consulenza che promette di aiutare chiunque a trovare la soluzione giusta per ogni necessità.

L’intervista
Alessandro Cimino, titolare di PadeLab Consulting

Parliamo un po’ di voi: quando nasce la vostra società?
PadeLab Consulting nasce nel 2021 per mia iniziativa personale: tutto parte tre anni prima, quando decido di lasciare il mio lavoro di account manager in ambito marketing & comunicazione per intraprendere un percorso del tutto nuovo a contatto con un Paese, la Spagna, che ancora non conoscevo così bene e con uno sport che mi ha fatto appassionare fin da subito, ma di cui ignoravo gran parte delle sue infinite sfaccettature. Alla lunga queste esperienze mi hanno permesso di concepire modelli di gestione in grado di migliorare ulteriormente la redditività di circoli e strutture sportive.

Come si compone oggi il vostro team?
Attualmente nel team sono quattro le figure chiave con cui riusciamo a supportare il cliente in tutte le fasi del suo progetto: l’architetto Giovanni di Fiore (membro Commissione Impianti sportivi Coni Lombardia, rappresentante Scais Milano e membro comitato tecnico Asi Lombardia), il dott. Paolo Iaconcich, commercialista con esperienza ventennale in ambito sportivo, financial & tax consultant, e Daniele Fazzone, social media manager con oltre 10 anni di esperienza. Accanto a loro ci sono io a tenere le fila di tutto e a dedicarmi in particolare alla stesura di previsionali economici-finanziari e alla strategia di club management in vista dell’apertura dei circoli.

padelab consulting

La formula che immediatamente vi definisce è “consulenza a 360 gradi”: in cosa si traduce?
Negli ultimi anni ci siamo resi conto di quanto per l’investitore fosse difficile partire da zero senza alcun ausilio: è estremamente complesso definire un ordine di priorità se non si conosce bene la materia, e può rivelarsi addirittura frustrante coordinare tante figure professionali molto distanti tra loro e che magari non dialogano. Il nostro “programma di accelerazione” nasce proprio allo scopo di prendere per mano il cliente, accompagnandolo nelle prime fasi di indagini tecnico-economiche, passando poi allo sviluppo del progetto e arrivando infine alla supervisione gestionale del nuovo club. Chiaramente è possibile anche scegliere solo alcuni specifici aspetti su cui si sente la necessità di essere supportati, andando così a “disegnare” una consulenza 100% tailor made.

Dalla vostra esperienza diretta, quali sono i settori in cui notate le maggiori difficoltà nell’investitore o nel gestore del centro?
Senza dubbio il primo punto spinoso riguarda la definizione della destinazione urbanistica del sito individuato e le prescrizioni di carattere edilizio. Subito dopo, ma potrei dire a pari merito, viene la costituzione della società, ovvero l’identificazione della migliore formula giuridica in base al progetto scelto. C’è infine il focus legato alla gestione del centro: molto spesso chi sceglie di investire nel padel non si occupa poi in prima persona del club, ma delega a un team operativo, con conseguente incertezza sulla interpretazione dei risultati del circolo. Il nostro obiettivo è quello di definire una strategia gestionale che costituisca la bussola che il gruppo di lavoro dovrà seguire e che, al contempo, fornisca alla proprietà degli indicatori in base ai quali valutare le performance e la resa dell’investimento.

Il cliente solitamente arriva da voi in quale fase dello sviluppo del suo progetto?
Non esiste una regola definita: talvolta dialoghiamo in fase embrionale, quando magari sul tavolo è presente semplicemente una potenziale location (che vagliamo con i nostri tecnici). Altre volte il cliente è una società già costituita che vorrebbe ampliare il proprio ventaglio di servizi. In altri casi ancora il committente è un padel club già operativo, ma che ha bisogno di rivedere la sua strategia di una presenza digitale che sia all’altezza.

La selezione dei fornitori è un argomento spesso ostico: quanto può incidere la scelta giusta tra le innumerevoli proposte di mercato rispetto alle economie di scala di un progetto?
Può incidere eccome! In un mercato in continua crescita è consigliabile affidarsi a fornitori non solo all’avanguardia, ma che siano anche in grado di garantire un valore aggiunto nel tempo. Usare come unico metro di valutazione il costo è ovviamente un errore: un prodotto/servizio di primo prezzo potrà soddisfare l’esigenza momentanea, senza fare lo stesso in seguito. Noi cerchiamo di valutare le aziende anche in base alla loro visione, a quanto investono in ricerca e innovazione, e osserviamo il servizio pre e post vendita per assicurarci di guidare il cliente verso un “porto sicuro”.

Visione e strategia: ho l’impressione che ormai l’assenza di programmazione possa – soprattutto in alcune realtà territoriali e contesti molto competitivi – nel medio/lungo periodo tagliare fuori dal mercato un circolo: è davvero così?
È davvero così! L’approccio usato nei primi anni è stato in grandissima parte molto superficiale, con il solo obiettivo di cavalcare ciò che era definito una moda: il trend evolutivo del padel sta invece dimostrando che non è un fenomeno passeggero ma continua a crescere, e lo fa con costanza e sempre maggiore struttura. Quello che consiglio sempre ai miei clienti è di avere la lungimiranza di concepire il proprio club come qualcosa che possa funzionare al meglio anche dopo 10 anni: si tratta di un concetto non semplice da trasferire poiché richiede spirito imprenditoriale, fiducia nella propria visione e ottimo management, ma è l’unica via per la creazione di un’impresa sostenibile e vincente non solo negli anni del boom, ma anche e soprattutto in quelli successivi.

Chi sono i vostri principali partner sul campo?
Sono due i partner con cui abbiamo scelto di lavorare a prescindere dal progetto e del cliente, e si tratta di due realtà estremamente allineate alla nostra filosofia aziendale. La prima è Italgreen, storica azienda italiana nella produzione di manti sintetici e fornitore ufficiale della Fip, da sempre capace di anticipare tendenze e bisogni futuri, investendo in continua ricerca e sviluppo. La seconda è Playtomic, che ha scelto come obiettivo una sfida che per molti sembrava utopistica solo due anni fa, ovvero connettere i giocatori e i club di tutto il mondo, secondo un meccanismo valido a tutte le latitudini. L’innovazione, la qualità, la digitalizzazione rappresentano le milestone del progetto di PadeLab Consulting e siamo orgogliosi di avere al nostro fianco partner così autorevoli.

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Questione energetica e impianti green o a basso impatto ambientale sono temi attualissimi: come incidono questi fattori sulla concezione dei nuovi progetti? Quali le soluzioni per il futuro?
La recente crisi energetica ha cambiato il modo di concepire gli sports club di nuova generazione. Come noto, il padel indoor durante l’inverno è un’attività piuttosto energivora: riscaldare strutture con altezze superiori a 10 metri o, peggio ancora, mantenere in tensione palloni pressostatici, ha costi che oggi non tutti i centri sono in grado di sostenere. Per questo la tendenza è sempre di più quella di dotarsi di un impianto fotovoltaico che assicuri una parte di fabbisogno energetico, garantendo alla struttura una certa autonomia termica. In futuro l’utilizzo di sistemi di domotica sempre più sviluppati consentirà di gestire al meglio l’energia necessaria e restituire report di performance utili anche per valutare un cambio di gestione.

Sistemi di controllo e automazione del club, comunicazione e social media – le cosiddette digital solutions – sono elementi spesso in secondo piano nella ideazione o gestione di un circolo. Quanto possono invece influire nel successo di un’iniziativa?
Ritengo che oggi un club non possa prescindere da una connessione con il mondo digitale e su questo nel padel c’è ancora molto da fare: sono troppi i circoli ancora legati all’analogico, dalla anagrafica clienti, al sistema di prenotazione, fino ad arrivare alla comunicazione. Questo approccio non solo è inefficace ma non permette di osservare i risultati raggiunti nel tempo: è fondamentale poter analizzare il trend di occupazione dei campi e lavorare affinché raggiunga una percentuale più alta possibile, nonché creare contenuti di qualità per i social e coinvolgere i propri utenti nella narrazione. Per questo PadeLab ha ideato due servizi ad hoc di strategia di club management e di social media management, adatti a centri già esistenti ma anche a quelli in procinto di aprire, che mixano ai capisaldi della strategia e della gestione digitale la conoscenza verticale sul mondo del padel.

Quali sono i progetti realizzati di cui andate maggiormente fieri? E cosa bolle in pentola?
Il 2022 è stato un anno estremamente positivo: stiamo seguendo diverse operazioni in progress in tutta Italia, a cui se ne affiancano innumerevoli altre in cui supportiamo i nostri clienti nella fase più gestionale del club. Come accade per i figli non è possibile esprimere preferenze, ma se dovessi dare a tutti i costi un parere tra i progetti in corso direi che quello nella provincia di Treviso è senza dubbio uno dei più completi e stimolanti. Per il 2023 ci sono in vista un sacco di novità: nuovi servizi, nuovi partner e il progetto di un club con un’identità ben chiara, un brand che vada al di là del padel ma che ne impersoni appieno valori e dna.

Un padel club non è solo un luogo di sport, bensì anche un posto in cui ritrovarsi: deve essere quindi concepito per poter essere vissuto anche fuori dal campo, con aree lounge, club house all’altezza, parcheggi adeguati, decoro ottimale.

Lavorando in tutta Italia, come avete visto evolversi il settore padelistico nazionale? E quali le sfide all’orizzonte?
L’estrema rapidità della iniziale curva di sviluppo si sta via via assestando e la sfida per il futuro è puntare a una crescita che sia non solo quantitativa ma anche qualitativa, tanto in termini di infrastrutture quanto di servizi offerti. Un padel club non è solo un luogo di sport, bensì anche un posto in cui ritrovarsi: deve essere quindi concepito per poter essere vissuto anche fuori dal campo, con aree lounge, club house all’altezza, parcheggi adeguati, decoro ottimale. Questo bel contenitore va poi riempito di contenuto, e quindi da tornei, eventi, presentazioni, feste, lezioni, clinic.

So che siete spesso all’estero per seguire fiere, visitare circoli o partecipare a tappe Premier e Wpt: in quali aspetti notate il maggior gap del nostro Paese rispetto a contesti internazionali? Quali i modelli virtuosi a cui ispirarsi?
Tralasciando il padel “giocato”, sicuramente il Nord Europa e in particolare la Svezia possono insegnarci molto in termini di estetica, design e funzionalità degli spazi. La Spagna ci indica invece la modalità con cui un club andrebbe amministrato, la proattività e le soluzioni di gestione. La sfida per chi sceglie oggi di investire nel padel è concepire questo impegno finanziario come finalizzato alla creazione di una vera e propria azienda che richiederà una visione chiara a monte e un management in grado di rispettarla.

Infine, come immaginate lo sviluppo futuro di questo sport da un punto di vista imprenditoriale?
L’avvicinamento a questa industry di grandi fondi di investimento sta in parte rivoluzionando il concetto di circolo, facendolo convergere da “padel club” a “padel brand”. La nascita di grandi catene è senza dubbio un fattore da tenere in considerazione, essendo molto sviluppato in Europa ma giunto in minima parte in Italia. La nascita del circuito del Premier Padel sta diventando inoltre una spinta per molti club di prossima apertura e con grandi ambizioni per progettare il centro in funzione di poter ospitare un evento di portata mondiale, con una risonanza mediatica senza precedenti. Secondo me il club del futuro avrà dimensioni medio-grandi, una cura del dettaglio più vicina al residenziale che allo sportivo, una compagine societaria spesso frammentata, un orientamento verso la formazione in campo di alto livello e un general manager in grado di coordinare le varie anime del centro.

Programma di accelerazione

Un percorso completo pensato per chi ha intenzione di trasformare la propria idea in progetto imprenditoriale nel più breve tempo possibile.

Si compone di 11 step che toccano tutti gli ambiti di intervento necessari per avviare un padel club.

1- Analisi del contesto
2- Destinazioni d’uso e vincoli urbanistici
3- Comparazione tipologie padel club
4- Analisi dei competitor
5- Piano economico-finanziario
6- Iter procedurale
7- Analisi costituzione società
8- Analisi tipologia di affiliazione
9- Strategie di club management
10- Scelta del campo
11- Analisi sistema gestionale

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