Il Cupra FIP Tour sarebbe la porta d’accesso ai grandi palcoscenici del padel mondiale. Tra aggiustamenti e ritocchi vari, la Federazione a oggi può dirsi soddisfatta del suo prodotto. Nel calendario 2026 sono previsti in totale 200 tornei, con 17 nuovi Paesi e una partecipazione in crescita, ma dietro i numeri scintillanti (e molto positivi per il movimento) ci sono degli equivoci che si trascinano da diversi mesi. Ne ha accennato per esempio Matteo Platania, promettente siculo di 20 anni, durante la sua intervista al podcast Total Padel di Gabriele Marini e Marco Paialunga, di cui trovate un estratto a pagina 17. Platania osserva come tentare di scalare la classifica internazionale sia diventato “molto più difficile di prima”, perché ai tornei Silver e Bronze si iscrivono giocatori anche in Top 50 o 60.
A differenza dei Challenger nel tennis, non ci sono infatti limiti di classifica, e chi ha bisogno di punti per restare aggrappato a posizioni più nobili del ranking finisce per intasare i tabelloni di quegli eventi che in teoria nascono per altri scopi. Edu Alonso, qualche tempo fa, aveva inquadrato il problema con parole ben più chiare e nette: “È un grosso problema per i giovani. Se a noi non viene impedito di partecipare a questi eventi, per i ragazzi sarà difficile crescere. In qualche modo la situazione va regolamentata”. Manuel Lamperti è stato anche più duro: “Se ci sono giocatori che preferiscono giocare in un FIP piuttosto che in un Premier, siamo sulla strada sbagliata”. C’è modo e tempo di correggere il tiro: la Federazione guidata da Luigi Carraro saprà trovare il giusto equilibrio per una formula migliore, magari prendendo in prestito proprio le regole del tennis? Continueremo ad approfondire la questione sui nostri canali.
Intanto, dalle nostre parti, non ci sono sicuramente equivoci sullo stato di salute del padel amatoriale. Una community viva e matura che alimenta tutto il movimento, e che grazie al fiuto e alla bravura di organizzatori locali e nazionali trova anche terreno fertile per portare in campo una sana dose di agonismo. È il caso del Sicilia Padel Tour, capace di federare un’intera regione attorno a “pala y bola” ed entrato nel circuito FITP-TPRA con la quarta edizione (ne parliamo con Francesco Russo a pagina 29); o della neonata Decathlon Wansport Padel Cup, che inizia dal Piemonte ma con ambizioni interessanti, visti anche i due main sponsor. E che dire di un’esperienza come il Rafa Nadal Academy Padel Tour? Sei tappe in Italia e la prospettiva di giocare le finali internazionali a Maiorca.
Chi ha voglia di mettersi alla prova, insomma, ha solo da scegliere. E se parliamo di sfidare se stessi, potete lasciarvi ispirare dalla storia di audacia e ostinazione di Andrea Pacini (pagina 17). Scoprirete che anche tra paracadutismo e padel possono esserci delle attinenze e dei punti di contatto, e che forse si può avere più ansia in campo che durante un volo. È proprio vero che la nostra mente è ancora un territorio in gran parte inesplorato. C’è chi ha provato a capirne di più, applicando le neuroscienze allo sport (pagina 26-27) in un libro ad hoc che risponde alle domande e alle agitazioni più comuni dei giocatori. Quando diciamo che il padel “è tutta testa”, poi sappiamo davvero come si usa?
Daniele Pansardi
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