Chi vuole crescere davvero, in campo e fuori, deve imparare ad allenarsi nella difficoltà, non nella comodità
di Marcello Ferrarini
In foto: Bea Gonzalez e Paula Josemaria
Nel mondo dello sport si parla molto spesso di talento, doti, tecnica, tattica, preparazione fisica e risultati. Tuttavia, molto più raramente si cita una componente decisiva che distingue chi migliora e progredisce davvero da chi rimane immobile e stabile, ossia la qualità delle sfide che scegliamo di affrontare. Ogni atleta agonista o giocatore amatoriale ha e deve avere una propria ambizione, prima di scendere in campo. Alcuni possono desiderare semplicemente di divertirsi e trascorrere delle sane ore in compagnia, altri intendono migliorare costantemente il proprio livello di gioco impegnandosi per questo tra corsi e partite, altri ancora puntando alla conquista di vittorie in tornei e competizioni di alto livello. Di certo, qualunque sia il loro obiettivo personale, esiste una verità che accomuna tutti questi sportivi: non si cresce affrontando sempre avversari mediocri o situazioni comode.
Confrontarsi per crescere
La crescita sportiva nasce infatti dal confronto. Il miglioramento avviene quando un atleta entra in contatto con qualcosa che lo mette in seria difficoltà. È proprio nella sfida che il cervello, il corpo e la mentalità iniziano ad adattarsi ed evolversi. Giocare sempre o molto spesso contro avversari inferiori può generare benessere e sicurezza momentanea, oltre ad alimentare autostima ed ego, ma rallenta la nostra reale crescita. Le vittorie facili troppo spesso non ci obbligano a sviluppare nuove strategie di gioco, a provare colpi complicati imparati a lezione, non ci insegnano a gestire la pressione e l’ansia e non ci costringono a superare i nostri limiti. Ci permettono soltanto di vincere partite facili.
Ecco perché, al contrario, per chi intende realmente crescere e progredire, occorre confrontarsi con giocatori più bravi, non con quelli reputati mediocri o ancora più scarsi. Così facendo, si ottengono due risultati immediati e fortificanti: o si vince o si impara. E comunque andrà la sfida, si dovrà sempre imparare, perché anche se quella partita verrà conquistata, si dovrà realizzare che il nostro ultimo avversario avrà imparato qualcosa da noi!
Affrontare giocatori più preparati obbliga a evolversi uscendo dalla propria zona di comfort, per imparare a:
• aumentare la concentrazione;
• migliorare la lettura del gioco;
• sviluppare resilienza mentale;
• imparare a gestire l’errore;
• trovare nuove soluzioni tecniche e tattiche.
Nel mental coaching sportivo, si parla di “valore della sconfitta”, in quanto questa non viene vista e interpretata come un fallimento, ma esattamente come una utilissima informazione. Ogni partita persa contro un avversario forte contiene indicazioni preziose e domande, che diversamente non verrebbero considerate: cosa manca, dove migliorare, quali aspetti mentali rafforzare. Molti atleti temono il confronto con chi è superiore perché associano la sconfitta di una partita a un detrimento di valore personale. In realtà, evitare le sfide difficili protegge l’autostima nel breve, se non immediato periodo, ma limita enormemente il potenziale nel medio-lungo termine. Chi vuole vincere davvero deve imparare ad allenarsi nella difficoltà, non nella comodità.
Essere ambiziosi nello sport non significa sentirsi superiori agli altri. Significa avere il coraggio di desiderare una versione migliore di sé stessi, affrontando tutti gli avversari distinti e riconosciuti come i più forti. La mediocrità, invece, spesso si alimenta nella ricerca continua di conferme facili, che di ambizioso non hanno proprio nulla, come vincere partite agevoli senza mettersi in discussione, evitare opportunamente chi è più forte di noi, trovare scuse abiette dopo ogni difficoltà o sconfitta, accontentarsi di un livello raggiunto su di una applicazione sportiva elaborata attraverso algoritmi o autovalutazioni. Ma nello sport, così come nella vita, chi smette di evolvere inizia lentamente a regredire.
La teoria dei campioni
I grandi atleti hanno una caratteristica comune, quella che nel coaching potrebbe essere ridefinita come la “teoria dei campioni”. I veri campioni, a prescindere dal loro livello di gioco, abilità intrinseche o classifiche più o meno realistiche, non rifuggono dalle competizioni difficili, ma anzi le cercano con famelica bramosità. Questo atteggiamento mentale determina in questi soggetti, che potremmo definire sani portatori di mentalità da campione, diversi atteggiamenti sportivi rilevanti, inducendoli ad ottenere:
• maggiore adattabilità;
• sicurezza autentica;
• capacità di gestione dello stress;
• fiducia costruita sull’esperienza reale.
La fiducia vera non nasce quindi da vittorie facili, ma dalla consapevolezza di aver affrontato difficoltà importanti. Pertanto, in un percorso sportivo autentico non conta soltanto vincere, ma diventare la persona e il giocatore capace di sostenere, vincere oppure perdere certe sfide. Nella vita, cosi come in un rettangolo di gioco bisogna avere ambizioni. È attraverso questo che nasce la vera mentalità vincente.
Credits Mariano Castro
Marcello Ferrarini
Sono Maestro Nazionale di Padel e Istruttore di Pickleball FITP e collaboro con club di padel tra Modena e Reggio Emilia. Ricopro l’incarico di Fiduciario Territoriale Padel nel Comitato Regionale Emilia Romagna. Ho la qualifica Instructor Professional PCR-Padel Coaches Registry, avendo conseguito l’International Padel Certification e frequentato clinic e corsi di formazione per l’insegnamento agonistico, over, under, fisico-motorio e mentale. Laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche, ho sviluppato Padel Player Program – ilpadel.org, un progetto didattico di programmazione strategica multilaterale e mental coaching in campo, nonché percorsi speciali rivolti a bambini e ragazzi DIR.