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Il circuito delle polemiche: un punto sul Cupra FIP Tour

25 Giugno 2026

Tra vuoti normativi e naturali istinti di sopravvivenza, il Cupra FIP Tour non riesce sempre a tenere fede alla sua missione principale. Gli interventi di Federazione e Premier Padel saranno sufficienti?

Il Cupra FIP Tour è stato al centro di molte polemiche e altrettante discussioni dall’inizio del 2026. Del circuito Challenger del padel, nato nel 2019 su iniziativa della Federazione, si parlava perlopiù per lodarne i pregi, la struttura sempre più capillare per intercettare giocatori e giocatrici in ogni angolo del mondo e la funzione da trampolino per i giovani. Poi qualcosa si è inceppato. Nello specifico, molti atleti che bazzicano anche la Top 50 dei ranking mondiali si sono accorti di poter guadagnare punti facili soprattutto nei Silver e nei Bronze, le categorie che più di tutte dovrebbero servire invece a far emergere dal pantano chi lotta per la sopravvivenza dalla 100esima posizione in giù. Questa ‘classe media’ del Premier Padel, inoltre, spesso fatica a superare i primissimi turni dei tabelloni nei P2 e nei P1 date le gerarchie tecniche molto rigide, ed ecco che per tenere viva la classifica si arrabatta anche in tornei di livello più basso. Una spirale negativa che chiude le strade a chi vuole arrivare dalle retrovie, e che consente a chi sta più in alto di sfruttare un vuoto legislativo in materia.

Negli scorsi mesi sono arrivate critiche al sistema a parte di Edu Alonso e da personalità di spicco come Miguel Lamperti e Paquito Navarro, e molti giocatori si sono ritrovati a voler preferire un FIP Silver a un P2, perché più conveniente sia dal punto di vista economico e soprattutto sportivo. Interpellato in merito, Lamperti non le ha mandate a dire: “Se ci sono giocatori che preferiscono giocare in un FIP piuttosto che in un Premier, siamo sulla strada sbagliata”.

A livello d’immagine, le scelte di questi giocatori possono essere considerate una sconfitta per il Premier Padel, che dovrebbe rappresentare il palcoscenico più alto e prestigioso. E non un’opzione tra due circuiti che dovrebbero avere un rapporto di subalternità. Durante l’ultima riunione dei Comitati Direttivi, che raccolgono tutti gli stakeholder del circuito, sono state annunciate alcune modifiche per cercare di riequilibrare la situazione. Ma sarà proprio così?

Aggiustamenti in corsa

Come avviene già nel tennis con il circuito Challenger, FIP e Premier Padel hanno introdotto delle restrizioni per le entry list nei tabelloni di Gold, Silver e Bronze che saranno valide dalla stagione 2027. Nei Gold non possono partecipare i top 4 del ranking mondiale, mentre i giocatori tra il 5° e il 16° posto possono farlo solo tramite wildcard. Nei Silver ci sarà divieto di partecipazione per gli uomini dal 1° al 24° posto e per le donne dal 1° al 20° posto (nessuna wildcard concessa), mentre nei Bronze il divieto è esteso agli uomini fino alla 50esima posizione e per le donne fino al 40esimo posto. È sufficiente spulciare i tabelloni di Silver e Bronze disputati nel 2026 per capire che non parliamo di limitazioni particolarmente drastiche.

Per fare un esempio: se l’obiettivo di FIP e Premier Padel è “proteggere i giocatori con un ranking più basso, favorire i giovani talenti ed evitare che i top player monopolizzino i tornei minori”, escludere degli uomini tra la 25esima e la 40esima posizione del ranking da un Silver sembra risolvere ben poco. FIP e Premier Padel non si sono limitate a delle restrizioni, ma hanno promosso anche degli incentivi. Sono stati aumentati i punti FIP assegnati nei primi turni dei tornei Major, P1 e P2, per cercare di ricompensare maggiormente i giocatori che superano le prime fasi (e scoraggiare l’iscrizione ai tornei FIP). Nello specifico, per i tornei P2 nei sedicesimi si passa da 22 a 35 punti e negli ottavi da 45 a 55 punti. L’impressione è che, come nel caso dello Star Point, né la FIP né la Premier Padel abbiano voluto adottare delle misure troppo radicali per non scontentare in maniera eccessiva molti giocatori, che considerano a tutti gli effetti i tornei FIP pienamente parte della propria strategia annuale. Il professionismo portato dal Premier Padel è stato manna dal cielo, ma è ancora giovane e via via più fragile se si esce dalla Top 20/30, e solo il tempo ci dirà se queste storture riusciranno a essere corrette da una crescita sempre più organica del movimento.

Una regola che manca

Se da una parte abbiamo delle nuove norme troppo leggere per fattispecie ben note, esiste un vuoto legislativo per casi altrettanto frequenti, uno dei quali è arrivato al grande pubblico padelistico durante l’ultimo FIP Platinum in Albania. Il n.29 del mondo Inigo Jofre ha perso contro due giocatori albanesi senza punti nel ranking, entrati in tabellone grazie a una wild card, a causa di un compagno di gioco inadeguato al livello del torneo, ovvero Lok Hei Jamie Yau. Classe 2002 e proveniente da Hong Kong, Yau arrivava a Tirana da n.954 della classifica, frutto di 17 punti racimolati in tornei Silver e Bronze in Asia.

Come ha fatto a convincere un giocatore come Jofre a giocare al suo fianco? Probabilmente nello stesso modo in cui ha convinto Fran Ramirez (n.116), Jose Roman Martinez (n.217), Miguel Gonzalez (n.142) e Miguel Morales (n.150) nei tornei precedenti a Hong Kong e Kuala Lumpur, perdendo sempre al primo turno ma presumibilmente rendendo più corposi i conti correnti altrui. Non è stato l’unico caso del genere: nel FIP Bronze Agadir, in Marocco, Lucas Campagnolo (n.28) si è ritrovato al fianco del padrone di casa Alami Mohamed (n.2144); nel FIP Bronze Baku, in Azerbaigian, Maria Virginia Riera (n.33) ha fatto coppia con Rahila Karimli, una non classificata. La maggiore esposizione mediatica del torneo albanese ha ingigantito un problema già esistente, e quella che oggettivamente è stata una magra figura per tutto il padel internazionale. Una maggiore regolamentazione, in questo senso, sarebbe necessaria.

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