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L’editoriale / Un futuro italiano

29 Giugno 2026

Dal 2022 in poi sulle nostre cover si sono alternati tutti i principali campioni della nostra epoca. Da Fernando Belasteguín ad Ari Sánchez, passando per Bea González e Agustín Tapia, fino ad Arturo Coello, Ale Gálan e Juan Lebrón. Per la prima volta, dopo 26 numeri di Padelbiz, la copertina è stata conquistata con pieno merito da un’italiana. L’auspicio è che sia solo l’inizio, ma del resto Giulia Dal Pozzo promette davvero bene. A 21 anni è nella Top 30 mondiale, con le Finals di Barcellona come obiettivo concreto per la seconda metà di stagione e la prospettiva di poter ricevere in futuro delle chiamate da colleghe di livello superiore. Nel frattempo, la coppia con Nuria Rodríguez funziona alla grande, e non solo per lo storico traguardo nel Major a Roma. Mentre scriviamo quest’editoriale, Rodríguez e Dal Pozzo hanno compiuto un altro piccolo miracolo a Valladolid: prima annullando cinque match point negli ottavi a Fernández/Araújo, e poi surclassando 6-1 6-1 Salazar/Alonso per conquistare la loro seconda semifinale Premier in poche settimane.

La spagnola, giocatrice solida ed esperta, si sta rivelando la compagna di viaggio ideale dell’azzurra, che dal punto di vista mentale e di presenza nella partita ha già dimostrato di essere una top player. È pronta a lottare su ogni punto, in linea con le richieste molto dispendiose di uno sport come il padel. Come ha ammesso lei stessa, tecnicamente ha ancora tanto su cui lavorare: ma è solo un altro motivo per credere nel suo percorso di crescita. Rodríguez e Dal Pozzo non si sono fatte scoraggiare nemmeno da qualche risultato negativo arrivato all’inizio del proprio cammino insieme, che spesso può portare a separazioni frettolose e facili rotture. Hanno scelto anzi di puntare soprattutto sul Premier Padel, senza cercare scorciatoie in tornei Silver e Bronze: una scommessa che ora ha ripagato.

A tal proposito, la stessa Giulia Dal Pozzo si è espressa a favore di una migliore redistribuzione di punti, per premiare maggiormente i risultati nei tornei Premier rispetto a quelli del FIP Tour. Benché molto giovane, insomma, le idee sono già chiare. Il tema toccato dall’italiana è stato peraltro affrontato proprio a Roma da FIP e Premier Padel, intervenuti per cambiare il sistema di punteggio assegnato nel Premier per incentivare i giocatori a non scendere di categoria e cercare punti facili. Sulla possibile efficacia di queste misure ne abbiamo parlato a pagina 29. Parliamo di due circuiti – Premier Padel e FIP Tour – giovani e con un’identità da rifinire, ma stabilire dei limiti chiari nel rapporto tra le due parti è quantomai fondamentale per la classe media del padel mondiale e per chi vuole provare a scalare la classifica.

Chi guarda tutti dall’alto, invece, gioca su altri fronti. Parliamo di Agustín Tapia e del suo possibile accordo con Nike (pagina 16). Le cifre sarebbero da capogiro, con un impatto mediatico dirompente di cui beneficerebbero tutti, anche la stessa Nox che si ritroverebbe al fianco di uno dei marchi più riconosciuti al mondo. Tapia ha detto che sarebbe un sogno: come dargli torto. Il mercato intanto continua a dare segni di vivacità e di fermento, anche se molto dipende dalla lente d’ingrandimento con cui lo si guarda.

L’edizione 2026 del Global Padel Report di Playtomic è un’utile cartina di tornasole per comprendere le complesse dinamiche del mondo padelistico (pp. 10-11), tra nazioni in rampa di lancio (Regno Unito e Germania), altre più inchiodate (USA su tutte), e investimenti più disciplinati. Le analisi economiche e finanziarie ora precedono gli entusiasmi. Il capitale finanziario, i fondi d’investimento e il private equity potrebbero avere un peso crescente nel mercato, soprattutto alla luce del legame sempre più stretto tra padel e settore immobiliare. Meno sport, più prodotto? Quel che è certo è che la fase “pionieristica” sembra ormai alle spalle, e al suo posto si fa largo lo sport business. Sarà uno dei temi del prossimo numero.


Daniele Pansardi
daniele.pansardi@mag-net.it

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